Oblitera, un anagramma su Liberato

Oblitera, un anagramma su LiberatoLa musica consuma il suo pubblico così velocemente che travolgente deve essere anche la sua comunicazione: solo il ritardo può giustificare la stesura di questo pezzo.

Liberato, l’anonimo. Sono comparsi soltanto tre prodotti audio associati al suo nome e il pubblico già invoca il primo album.

Scrive Roberta: “Ormai la mia vita è un pendolo che oscilla tra T’e scurdato ‘e me e Nove maggio“. Non ti invidio, cara Roberta. Il tempo per te sembrerà davvero non passare mai.

Liberato è una creazione. Sarebbe a dire. Non è più l’artista a creare: è l’artista a essere creato. Il che è fantastico perché veramente, amici miei, siamo di fronte a una condizione finalmente onesta, alla ragione lampante che muove il campo dell’arte e dell’industria culturale, con tutta la sua brutale e sincera chiarezza. Il Creatore – anonima creatura increata che la Genesi vuole a somiglianza del creato – lo ha plasmato maschio e napoletano, attuale, giovane e hipster. Nuovo Adamo, ma Liberato. Come il lungomare di Napoli dopo l’istallazione dell’isola pedonale.

In effetti, in questa storia la musica recita la parte del panorama, come il lungomare nelle cartoline della città del sole o le Vele sullo sfondo di una scena di una fiction sulla camorra. Quello che conta alla fine è la soddisfazione delle masse, è la merce che si paga in visualizzazioni, condivisioni, biglietti, gadget. Il pubblico è coinvolto e fraternizza con Liberato (il pubblico è un grande fratello) nella sua ascesa. Così è giusto che solo l’individuo, per ora nascosto, trovi spazio in questo pezzo. Non c’è spazio per l’analisi del clap quale leitmotiv della sua produzione musicale, né per lo studio dell’estetica trap-chic o della poesia visuale di un Lettieri nuovo Ferretti. Queste narrazioni la lasciamo agli altri che in questi mesi hanno dato spessore al fenomeno. Noi lo fotografiamo soltanto. E qual è lo spessore di una fotografia senza stampa?

Un pezzo che è capace di piacere davvero a tutti. Anche a un friulano polentone DOC come me. Anche senza capire tutto il testo si percepisce che non è la solita Napoli che arriva al Nord, quella della cronaca nera e della Camorra. Vorrei sempre questa Napoli, è splendida. Fa venire voglia di partire e fare una passeggiata sul vostro lungomare con questa nelle cuffie. Complimenti.”, annuncia Gabriele su un altro commento pescato da YouTube.

Finalmente qualcuno in grado di es-portare in Italia l’immagine appena sublimata, coscientemente tras-reale, che in tanti avremmo voluto saper raccontare di questa città! Nella ragione e nella bellezza del degrado, ma solo fino a un certo punto. Dopo Renzo Arbore, ti prego, fallo tu, oh Liberato, che se ci affidiamo a DeMa c’è il rischio scissione dallo stivale. Non è un caso che hai debuttato dal vivo, un po’ a sorpresa e un po’ no, a Milano, al Mi AMI, lontano dalla tua gente, ma vicino al tuo pubblico più vero. I grandi artisti fanno così. Chi sei, non mi interessa. Che tu esista, manco pure. In fondo, come col cristianesimo, solo la fede salva. E così il tuo pubblico, i tuoi fan, la tua famiglia e i tuoi seguaci ti aspettano nel momento della redenzione. Solo la merce paga.

Nella sesta puntata di che musica è un eterno Franco Evangelisti riferiva: “… c’è una industria della canzonetta, ma anche una industria della cultura che è anche più deleteria“. I tempi sono maturi ed è possibile che anche questa industria della canzonetta, arrogatasi il diritto di rappresentare l’industria della cultura, sia diventata ancora più deleteria dell’industria della cultura stessa. Si sorpassano a vicenda, nonostante la stretta carreggiata, come nelle code sulla SA-RC. Non mi credete?

Ma come é possibile, due canzoni di livello mondiale valorizzate da un dialetto barocco/romantico, i video di Francesco Lettieri… stupendi, e non sei un cazzo di nessuno, ma come cazzo è possibile?“, scrive uno stizzito Raffaele. Marco Mignola, invece, si esprime in pitchforkese e commenta: “Napoli is the new Toronto“. Napoli non delude, è sempre come la raccontate. Nel bene, nel male e al di là del bene e del male. Perché è da secoli che sopravvive a qualunque tipo di sfruttamento. Con divertita indifferenza. Sopravviverà anche adesso.

Arape l’uocchie e vir’ ca’ pe’ trasi’ ‘int’ all’anema ce vò ‘nu suspir’, fa’ ‘nu tir’ tu, io nun m’ fir’, nun ce pozz’ mai penzá a ‘stu fatt’, tu nun me crir’: arape ‘e mane e vir’…

 

 

Autore dell'articolo: Antonio Mastrogiacomo

1 commento su “Oblitera, un anagramma su Liberato

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