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La chitarra tuareg di Bombino

BombinoOmara Moctar, nato Goumar Almoctar, aka Bombino è un giovane chitarrista di etnia e cultura tuareg nato in Niger. La sua storia è simile a quella di tanti suoi amici e parenti. Un destino segnato da miseria, carestie, guerra e discriminazione, disconoscimento e nomadismo.

Nasce (nel 1980) e cresce infatti durante il periodo più critico del conflitto indipendentistico che oppose la popolazione berbera africana del Sahara ai governi di Mali e Niger nei primi anni ’90. Dopo i disordini, la sua famiglia fu perseguitata e costretta ad emigrare in Algeria. Raggiunta la maggiore età e terminato il regime militare nel suo Paese, Bombino torna in Niger, nella sua città natale Agazed, ma ancora una volta è costretto a scappare in Burkina Faso. Qui inizia a prendere confidenza con la tradizione musicale tuareg, di derivazione franco-araba, chiamata ishoumar e a suonare professionalmente il suo rock carico di energia blues e hard rock, ispirato soprattutto dalla tecnica e il suono di Jimi Hendrix.

La confidenza con la musica di Dire Straits e Hendrix nasce dal continuo ascolto della radio francese e da interminabili esercizi da autodidatta. Bombino miscela in modo del tutto naturale influenze folcloristiche, tribalismo tuareg, suoni malesi e blues con mature e ruminate fascinazioni americane ed europee. Il risultato è uno stile personale e trascinante vicino soprattutto al Jimi Hendrix più pirotecnico delle improvvisazioni blues e al Jimmy Page periodo “Led Zeppelin IV”. Omara Moctar torna in Niger prima del 2007, proprio quando la popolazione Tuareg riprende il proprio movimento indipendentista a causa di gravi carestie che ne minacciano la sopravvivenza. Sono mesi di terribile guerriglia, uranio impoverito, bombardamenti e fucilazioni di massa. I Tuareg non sono più teneri nella risposta armata. Non disprezzano alleanze machiavelliche (Gheddafi, Al Qaeda, cartello americano del narcotraffico), azioni di rappresaglia e mercenarie. Il giovane Bombino suona a più riprese per il suo popolo e inizia a raggiungere una certa fama tra i nomadi. Grazie a una troupe spagnola registra le sue prime canzoni che fa passare alla radio dei Tuareg. Conosce poi il regista e musicista Hisham Mayet che sceglie di registrarne la musica e di filmarlo in vari concerti nel deserto. Sul web e all’interno della comunità Tuareg il nome di Bombino diventa simbolo di protesta e coscienza moderna.

Bombino segue Mayet negli Stati Uniti per un breve tour di raccolta fondi per il suo popolo. Conosce Keith Richards e con lui registra una versione del classico degli Stones “Hey Negrita” (il brano appare nel progetto solista del sassofonista live dei Rolling Stones Tim Riese, intitolato “Stone’s World: The Rolling Stones Project Volume 2”). Ritornato in patria diventa testimone della causa Tuareg a livello mediatico accogliendo persino l’attrice Angelina Jolie durante una sua visita nel deserto del Niger. Ritenendolo pericoloso, il governo del Niger lo espelle per una terza volta.

Nel 2009 incide il suo primo album distribuito all’estero a nome Group Bombino, intitolato“Guitars from Agadez, vol. 2”. Il disco è distribuito dalla Sublime Frequencies di Hisham Mayet e Alan Bishop, un’etichetta di Seattle specializzata in musica etnica sperimentale e folk. Il prodotto si configura come una raccolta di jam rock e momenti più meditativi e tradizionali, nei quali Bombino canta e suona nenie tuareg molto evocative con uno stile chitarristico percussivo ed eclettico. Con la fine del conflitto, nel 2010, Omara torna finalmente nella città natale e incide, sempre aiutato da Mayet, il suo disco della maturità, “Agazed”. L’album dimostra maggiore legame alle tradizioni desertiche, pur contaminandosi in senso blues e slide. Si intuisce l’influenza di Aki Farka Touré e una grande ispirazione compositiva di base. Brani come “Tar Hani” e “Kammou Taliat” sono perfetti compromessi tra tradizione tuareg e tempi blues rock. La voce ricorda addirittura certi barocchismi del primo Mark Bolan, dolci sospiri alla Tim Buckley, mente la chitarra acquista nuova eleganza dialogando con arpeggi vicini al Jimmy Page più acustico (“Tenere” è la vera versione nordafricana di “Bron y Aur Stomp”), le pause di John Lee Hooker, gli echi dei Tinariwen e il tocco di Jerry Garcia. La registrazione è più pulita e sicura. La chitarra elettrica lascia maggiore spazio a quella classica e l’atmosfera si fa più mistica e malinconica. Bombino pecca di orgoglio facendo tutto da solo, ma il suono è comunque pieno e affascinante.

Esistono pochi chitarristi al mondo la cui buona tecnica non si trasforma in ostacolo estetico. Spesso la bravura diventa motivo di fastidiosa ostentazione. Non è il caso di Bombino che nelle sue ultime prove pare aver imparato il senso dell’arrangiamento e sviluppato maturità da songwriter.

Con la guerra in Libia e la fine della dittatura di Gheddafi, molti tuareg (impegnati dal Rais come mercenari) sono tornati in Niger e Mali facendo nascere nuovi tensioni. C’è il pericolo di una nuova guerra e Bombino aspetta, insieme al suo popolo, di conoscere quale sarà il suo destino. La sua chitarra è comunque pronta a combattere e a suonare la dignità e la tradizione della sua storia.

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  1. Live di Bombino a Milano | Music Addiction

    […] Il concerto è previsto all’interno dell’evento nominato MiTo Settembre Musica a Milano presso il Teatro Oscar di Milano. Per chi non conoscesse il personaggio rimandiamo a un articolo monografico nella sezione Music D’Essai… “La chitarra tuareg di Bombino“ […]

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