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Fantasia cubana: la storia tra i solchi

Avere tra le mani degli originali dischi cubani dà un’emozione speciale. Mi riferisco soprattutto a ciò che fu pubblicato dalla Areito Records, l’industria discografica cubana, negli anni ’70. Areito è il nome ideale per la casa “madre” della musica made in Cuba: è, infatti, il nome della prima forma di espressione culturale e musicale caraibica scoperta e storicizzata dai coloni spagnoli. Una danza tradizionale che continua a esistere e rinnovarsi con la funzione di costruire, conservare e aggiornare la memoria collettiva del gruppo che la eseguiva. Maneggiare questi vinili d’epoca dà la sensazione di poter toccare la storia con le mani… Fidel, l’embargo, la rivoluzione del Movimento 26 luglio, la crisi missilistica e il piano di statalizzazione della società cubana. È facile notare come il disco prodotto sull’isola non assomigli a nessun altro supporto audio in vinile del passato. E non solo per l’atipica soluzione del centrino piccolo, ma anche per come vengono posizionate le informazioni relative ai brani e, indubbiamente, per la grafica, così formale ma di grande dignità. Dattagli fondamentali e caratterizzanti dell’estetica socialista isolana.

Tutti i dati relativi agli autori, ai titoli e alle generalità del brano sono disposti sull’etichetta in maniera differente, anomala. Nonostante venga mantenuta l’abitudine (comune a quasi tutti i Paesi periferici, ossia quelli poco industrializzati e meno liberali) di specificare il genere musicale o la moda a cui poter ascrivere il brano inciso nei solchi (soluzione, come vedremo, probabilmente legata alla volontà di aggirare la censura imposta dal Governo verso la cultura occidentale dell’epoca, quindi solo relativamente volta ad alimentare un vero e proprio mercato di dischi sull’isola), la soluzione grafica è qui espressa con più originalità, rispetto alla caratteristica presentazione fisica del disco latino. In pratica, se s’incideva un brano dal suono rock, o funk, lo si doveva nascondere, spacciandolo per un son o un tumbao. Gli artisti isolani, fattisi furbi, a un certo punto decisero d’inventare un nuovo genere musicale, tutto cubano, che avrebbe permesso di pubblicare tutta quella produzione musicale che si ispirava apertamente alla musica popolare americana, sfuggendo così ai controlli governativi. Quel genere fu chiamato Fantasia. Tutto ciò porta inevitabilmente a riflettere sui limiti e sui soprusi subiti dai giovani cubani in termini di libera espressione, sul tremendo isolamento che colpì Cuba negli anni della Guerra Fredda.

L’isolamento cubano è tangibile, te lo ritrovi sotto gli occhi toccando questi dischi, ed è piuttosto angosciante. Molte di queste produzioni esprimono una musica embrionale, sforzi piuttosto deboli di uscire da quella ghettizzazione, non solo politica ma anche culturale, e di avvicinarsi a un sound più moderno, a una forma globale o “normale” di libertà. Questi sogni d’Occidente, piuttosto artigianali, in alcuni casi sono appunto dei tentativi mal riusciti di eguagliare il sound di moda altrove. Altri episodi, invece, sono incredibili commistioni brillanti tra musica tradizionale cubana e i nuovi suoni che imperversavano non solo negli USA ma anche nel resto del mondo. È il caso, credo, di quei pochi gruppi che, grazie al successo ottenuto in Patria, riuscirono a viaggiare e a entrare in contatto con popoli leggermente più “libertari” o emancipati, ma pur sempre “socialisti”. Parliamo di gruppi come gli Irakere, importante collettivo che combinava jazz e ritmi afro-cubani, la Orquesta Los Van Van, o i Grupo Reyes 73, che spopolavano con il loro funky jazz latino… giusto per citarne alcuni. Purtroppo si conosce ancora molto poco della vera musica popolare cubana ed è stato per me impossibile, ad esempio, informarmi sulla storia della Areito Records. Internet tace: nessuna informazione è disponibile. Chissà quando ci verrà spalancata la porta d’accesso verso un mondo ben più vasto di quello che possiamo immaginare. Chissà quanto ancora abbiamo da scoprire, dall’Areito pre-colombiano a quello moderno… I dischi cubani, quando si ha la fortuna di trovarli, possono raccontarci alcune di queste storie. I solchi, d’altronde, sono affascinanti anche per questo: sono memoria concreta, fisica e acustica, della creatività umana. Altro che salsa da balletto in coppia e cha cha da esibizione televisiva…

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