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Cos’è il Chicano Rock?

Schermata 06-2457548 alle 19.55.01Nonostante internet, ci sono momenti piuttosto importanti della storia della musica popolare americana che restano tutt’oggi ignorati e poco conosciuti. Uno dei più interessanti e sommersi riguarda la produzione musicale di una comunità che ha contribuito notevolmente all’immigrazione negli Stati Uniti: i messicani. Qui però non parliamo di mariachi o conservatori della musica ranchera… Oggetto d’analisi sono i messicani statunitensi che diedero vita a ciò che fu poi chiamato convenzionalmente Chicano Rock. I chicanos sono appunto i messicani nati negli USA, gruppi familiari o culturali che rivendicano la propria specificità, insediati prevalentemente negli Stati del Sud (Texas, Nuovo Messico, Oklahoma), nelle grandi città metropolitane (New York, Chicago), nella Bay Area di San Francisco, nell’entroterra californiano e nelle periferie di Los Angeles (e nel deserto della provincia).

Siamo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, tempi caratterizzati da un grosso fermento politico-culturale. Negli Stati Uniti si lotta, tra le altre cose, per la rivendicazione dei diritti civili delle minoranze etniche, spesso vittime di soprusi, di forte razzismo e di diffusa intolleranza. Ogni comunità, tuttavia, è fortemente legata al proprio retroterra culturale e ai suoi valori specifici. Essere accettati in una nuova società non basta, è importante, per una totale integrazione, che vengano riconosciute e rispettate anche le proprie tradizioni, la propria diversità. E così come i neri afro-americani si identificarono nel Black Power per dar voce ai loro bisogni e rivendicare i propri diritti, anche i messicani d’America diedero vita a un movimento di protesta analogo, che la storia ricorda come Chicano Power o Brown Power.

chicanomusicaddiction“Chicano” deriva etimologicamente da messicano. È un termine che con gli anni andò a caricarsi di significati di ribellione, onore e soprattutto emancipazione etnica e culturale. Nacque così La Causa, un movimento civile guidato da Cesar Chavez, fondatore nel 1962 della National Farm Workers Association, un gruppo di solidarietà sindacale e rivendicazione civile per i diritti dei lavoratori ispanici in California e Texas. I giovani latini lottavano per l’integrazione, per la giustizia, per migliori condizioni di lavoro, contro la guerra in Vietnam e per l’ideale di pace. Un mito fondante univa ogni deriva del movimento (dalla più spirituale alla più radicale e violenta): la costruzione di Aztlan, una regione leggendaria in cui le popolazioni atzeche immaginavano di poter convivere secondo i più alti valori della propria moralità.

Come ogni grande movimento di protesta (si consideri che il Messico è il Paese che più d’ogni altro ha contribuito all’immigrazione americana) anche quello dei chicanos finì per toccare un po’ tutti gli ambiti della cultura e dell’arte dell’epoca (la letteratura di Rodolfo Gonzales e Gary Soto, i murales di aria Rasquache, Guillermo Gomez-Peña). Ma la traccia più forte è stata lasciata sicuramente in ambito musicale. Rock Chicano è un termine molto ampio, a causa di una molteplicità d’influenze che ruotarono intorno a esso; le connessioni con altre culture sono evidenti e fanno di questo singolare genere musicale una mistura di stili. La matrice principale è il rhythm n’ blues nero, ma anche il soul, il jazz, il doo wop, la musica latina del Centro America, delle Antille e colombiana e soprattutto le chitarre elettriche del nuovo rock. Queste influenze furono fuse insieme per creare qualcosa di totalmente originale, che sfuggisse al tipico modo di produrre musica all’interno dell’industria discografica.

Da una parte artisti come Ritchie Valens e i Los Lobos producevano musica strettamente legata all’R&B, al country e al rock n’ roll, dialogando con la cultura pop americana e finendo spesso in classifica accanto a eroi del folk o dell’hillbilly bianco. Dall’altra prendeva forma quello che fu poi chiamato latin rock: una fusion di rock, jazz, R&B e sonorità latine e caraibiche. Il rock dei chicanos fu anche una sorta di dialogo in due linguaggi differenti, quello messicano e quello anglo-americano. Gli artisti sceglievano spesso di cantare sia in inglese che in spagnolo: questo connubio era il modo migliore per far sentire la propria voce a più persone possibili e per rendere il proprio messaggio trasversale.

La prima ondata di artisti legati al Chicano Rock è solitamente associata al successo di Ritchie Valens con “La Bamba” e “Donna”, al soul-rock ballabile di Cannibal & The Headhunters, al surf latino dei Thee Midniters e al pop dei Sunny & the Sunglows, band R&B del Texas che incise all’inizio degli anni ’60 la cover di “Talk to Me” di Joe Seneca (ripresa anche dai Beach Boys). Dopo il successo dei Thee Midniters con la cover “Land of a Thousand Dances” (pezzo di Chris Kenner registrato anche da Cannibal & The Headhunters) nel 1965 si aprì però una nuova fase, più legata al rock e al maledettismo. I giovani ispanici californiani avevano voglia di distinguersi musicalmente e culturalmente. Diedero perciò vita a una moda precisa (cappelli larghi, completi bianchi, pantaloni a zampa, camicioni inamidati e abbottonoti; tatuaggi, gioielli d’oro, armi in bella vista…) e a un sistema di valori condiviso legato alla tradizione cattolica, alla nostalgia per la grandiosità dell’impero azteco e al rifiuto delle leggi del sistema dello Stato (dunque un’apertura formale al gangsterismo, al contrabbando e alla violenza).

57f6eea1a424bdc7e3a7dbc8db8106d8Ed è in questo contesto di ribellismo, ghettizazione e apologia della delinquenza che si sviluppò il secondo filone della musica chicana, il più caratteristico e legato al rock. Gruppi come Malo, El Chicano, Azteca, Sapo, Tierra, ? and the Mysterians, The Ravells, e (naturalmente) Santana influenzarono notevolmente tutta l’industria musicale degli anni ’70, lasciando una traccia indelebile nella storia della musica rock e pop. Pur riallacciandosi alla tradizione popolare e ai padri spirituali del movimento (tra cui Trini Lopez e Lalo Guerrero, personaggio semimitologico che negli anni ’30 riuscì a portare i suoni messicani nel jazz), questi giovani artisti seppero sviluppare un approccio innovativo, fieramente politico e musicalmente prorompente (anche aggressivo, in certi casi), che raccontava della vita disagiata nei barrios (i quartieri in cui i messicani erano costretti ai margini delle grandi città) e nella provincia californiana, ma senza perdere contatto con la celebrazione della spiritualità e della gioia di vivere latina.

Probabilmente l’apice del successo chicano fu toccato con l’esplosione del rock di gruppi garage e psichedelici come The Premiers, Los Illegas, Mark Guerrero and Tango, The Blendells, i Sir Douglas Quintet, e poi proprio dallo stesso Santana con la sua pirotecnica apparizione al Festival di Woodstock nel 1969, esperienza che ebbe una grossa influenza su tutte le band latine e del rock in generale. Ma le impronte di questa musica ispano-americana sono rintracciabili prima e dopo il famoso exploit del chitarrista di Jalisco, che probabilmente giocò il ruolo di spartiacque tra i due filoni principali.

Anche oggi l’influenza di questi pionieri è evidente, nonostante il declino del movimento vissuto negli anni ’80 e ’90 e la frammentazione culturale dei giovani chicanos. Alcune produzioni dell’epoca sono tornate di gran moda grazie alla scena chill-out. Insieme con alcuni jazzisti d’avanguardia, i chicanos sono stati infatti tra i precursori di questo genere musicale: ascoltando i primi dischi degli El Chicano o dei Malo (dove militava Jorge Santana, il fratello di Carlos) è facile individuare arrangiamenti musicali rarefatti, con ritmi blandi e visionari, lenti ed evocativi (perfetti per l’uso di erba, uno dei simboli sociali e culturali della comunità messicana, insieme ai tatuaggi in bianco e nero e le auto Low Rider), sonorità fresche e rilassanti, molto simili alle atmosfere tornate di gran moda nei club di tutto il mondo all’inizio del nuovo millennio.

Oggi, invece, è molto diffuso nella comunità messicana, e non solo, il chicano rap (una cui espressione, per quanto tangenziale potrebbe essere quella dei primi Rage Against the Machine), che conserva ancora molti aspetti della rabbia e dell’orgoglio identitario de la raza e del movimento chicano dei barrios. La stessa identità cercata, urlata e conquistata dalle vecchie generazioni di avanguardisti e interpreti rock. Perché la musica, più delle gang, degli omicidi e delle rivolte, segna il progresso e l’emancipazione di una minoranza culturale. Tenetelo presente.


 

Discografia Consigliata:

AA.VV. – Revolution – The Chicano’s Spirit – A selection of chicano grooves from the early 70’s

El Chicano – Celebration

Malo – Dos

Ritchie Valens – Mixed bag

Azteca – Azteca

Massada – Astaganaga

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