Comprensibilità e ripetizione: One Direction

Comprensibilità e ripetizione: One DirectionRitorniamo dunque indietro, alle epoche più antiche! L’effetto prodotto è il principio fondamentale della comprensibilità! Ciò che immediatamente colpisce è la ripetizione; risulta quasi infantile. Ma come si può raggiungere più agevolmente la comprensibilità? Proprio con la ripetizione. Tutte le forme musicali si fondano su questo principio”… parole di Anton Webern a proposito del periodo dell’omofonia e del canto gregoriano (sì, si sta tagliando un pezzo di pensiero fissato ne Il Cammino verso la Nuova Musica, pagina 37, per utilizzarlo come tesi del testo seguente, scorporandolo dunque dal dispositivo teorico cui apparteneva…)

Stacco.

Credi non ti competa preoccuparti di una musica che non ti piace, che giudichi commerciale e vuota. Credi che un certo approccio pop rappresenti un vero e proprio male culturale, per la musica in generale e per l’ascoltatore che si lascia catturare dalla superficialità. Hai ragione?

Inquadra bene una processualità del discorso musicale, che appartiene a un certo modo di concepire l’intrattenimento e la produzione leggera contemporanea (quella che ascolti alla radio, alla TV, nei bar, nei negozi mentre fai shopping, ad esempio). Certo, ad ogni epoca corrisponde il suo materiale, il suo specifico contenuto sonoro. Abbiamo inaugurato il millennio con un’onnivoria che più che suggerire differenze elabora tendenze, direzioni. Attenzione: l’ìllusione di movimento si esprime solo sotto il profilo della forma, dell’aspetto. Vuoi che le composizioni si debbano arrestare a un certo minutaggio per essere pappate e smerciate, vuoi che l’elettronica faccia il suo ingresso esclusivamente per ribadire e confermare il già detto, vuoi che la possibilità di consumarla sia estesa al solo poterne consumare (su sfondi anche diversi)…

Le premesse ipotesi di lavoro preparano il campo a una considerazione su un gruppo molto potente e pervasivo quale i One Direction (è certo sospesa, al momento, ogni valutazione riguardo il video: perché oggi il pacchetto confezionato è audiovisivo – e mica solo musicale…), sulla forma della produzione artistica adottata dal gruppo teen-pop anglo-irlandese nato nel 2010 a X Factor e divenuto in breve tempo una macchina di successi e sold-out planetari. Roba da record. Tanto per dire, il primo gruppo anglosassone a piazzarsi in testa alle classifiche americane sia con l’album di debutto che col secondo. Non c’erano riusciti neanche i The Beatles.

Contestualizzati in un insieme in cui il pubblico fa da impalcatura alla libertà di azione in campo, l’operazione in atto è degna di attenzione. E non solo perché fa ballare, piangere, sorridere e innamorare ragazzine dagli otto ai diciotto anni… Ricorda o informati su Milano, il concertone-evento alla fine di giugno 2014 allo stadio San Siro…

 

Considera poi la possibilità di confrontarlo con l’antecedente storico che ci va di citare, ossia 27 giugno 1980, stesso stadio, Bob Marley al microfono, i Wailers qualche passo dietro… Che la musica passi per gli stadi è cosa ormai nota, culturalmente accettata e sistemata: nello sfiatatoio delle settimane lavorative, i raduni di massa sono l’evento culturale. Funziona così dai tempi di Nerone. Ma c’è musica e musica, stai pensando. Sì, ma non puoi per questo ignorare una generazione di ragazzi che si sta formando ascoltando, ammirando e seguendo questi cinque giovani e promettenti (una lunga carriera per gli standard, quattro album di studio in quattro anni e almeno quindici singoli) performer dal Regno Unito. Pentagono offensivo di una invisibile e gigantesca squadra che alle spalle motiva, scuote, programma, mixa, remixa, scolpisce volontà di successo e neo-divismo. E non c’è nulla di nuovo. Se non l’assorbirne gli effetti nel tempo. Quello relativo e ultrapresente del pop.

La struttura del discorso musicale è semplice e risponde in pieno ai criteri indicati dal precursore della nuova musica. Mentre il trattamento della voce è un processo secondo il quale viene inseguita una intenzione a cinque voci (tendenza vococentrica che definisce l’autenticità del gruppo) in una ordinata gestione dei timbri, l’arrangiamento è statico, denso quanto l’ovatta, ravvivato da ritmi elementari, eppure coinvolgenti, cinicamente architettati per richiamare un certo sound e arrotondarlo ad arte per ormoni ancora costretti alla verginità o quasi. Una scarica di “va tutto bene” e “se va male, tutto cambierà”, ben dimensionata ed equalizzata, che raccoglie condivisioni seminando obbedienza (nell’orecchio). C’è poi il mood. Questa volta intelligentemente lontano da scimmiottamenti R&B. I One Direction, e i loro produttori, preferiscono trattare i toni medi dell’electro-pop, la struttura classica mutuata dal rock più lineare e basico, ma normalizzato con software auto-tune, pitch corretti in ombra new-wave. Un pizzico di ballabilità, mai troppo accentuata per non complicare le cose. E i ritornelli. I trascinanti ritornelli d’amore, gelosia, affetto, seduzione. Cantati in coro da cinque ragazzi nati all’inizio degli anni ’90 che non eccedono in provocazioni e non perdono mai il sorriso. Cori poi intonati da qualche milione di ragazzine sparse per il mondo. Parole comprensibili e ripetibili all’infinito. Tante voci, una sola voce. Concetti universali, elementari. Decine di canzoni, incisi di cuore e cori frizzanti, in una serie di variazioni di un unico, sempre uguale, modello ideale di musicalità.

Eludere la questione su un certo stato della musica ben fissato dall’esperienza musicale in questione è un atteggiamento che evita le contraddizioni in cui il modo di concepire la musica oggi viene a situarsi. La domanda potrebbe riguardare infatti gli ascoltatori di domani. È musica senza pretese che pretende di essere presa sul serio. E le riesce. Mentre tanta musica scompare, tanta musica si ripete. C’è qualcosa di religioso, di puramente catechistico nelle melodie dei One Direction. Un placida speranza immediatamente disponibile, intuibile e replicabile. Facile da insegnare, facile da imparare. La puoi cantare anche tu: ti avvicinerà al tuo tempo, alla salvezza, alla giusta direzione.

Autore dell'articolo: Antonio Mastrogiacomo

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