Archeologia dei Black Sabbath, ovvero storia degli Earth

Archeologia dei Black Sabbath, ovvero storia degli EarthParliamo di due tracce demo datate 1968-1969, due preziosi e oscuri documenti di musica rock ingenua, libera e virulenta. Le canzoni sono intitolate “The Rebel” e “When I Came Down“, due capitoli minori eppure fondamentali che necessitano migliore sistemazione ermeneutica…

A registrare le due tracce sono stati Tony Iommi, Ozzy Osbourne, Geezer Butler e Bill Ward, ovvero i Black Sabbath prima che il sabba vero e proprio avesse inizio. Dalle biografie ufficiali sappiamo che quel nome fu scelto da Butler dopo aver assistito al film di Mario Bava I Tre Volti della Paura, distribuito nei Paesi anglosassoni col titolo di sabba nero. Prima di allora Iommi e Ward, due adolescenti di Aston, avevano militato nei Mithology, una band (di cui si trovano alcuni dischi bootleg con la demo del 1968) dal repertorio rock, blues e soul di provincia, quella cupa e industriale di Birmingham. Un loro compagno di scuola, un po’ sociopatico e stonato, conosciuto da tutti come Ozzy e guardato storto per il suo taglio da skinhead totalmente fuori moda, suonava in un gruppo chiamato Rare Breed. Pezzi beatlesiani, macchiati da soul bianco e beat amatoriale. Ad accompagnarlo c’erano un oscuro batterista, di cui nessuno conserva memoria, e da due chitarristi, sempre di Aston, Terence Butler e Jimmy Phillips (amico di Ozzy e suo compagno di musica già dai tempi dei giovanili The Prospectors).

Quando Iommi si mise in cerca, tramite il tipico annuncio ciclostilato, di un cantante appassionato di Cream e blues elettrico a rispondere fu proprio quello strano ragazzo rasato a zero, Ozzy Osbourne, che Tommy già conosceva e di cui poco si fidava. Si raccontava che Osbourne fosse un poco di buono, un violento, già finito in carcere per furto. Non avendo alternative, Tony organizzò un provino e scoprì che il giovanotto paffuto e dagli occhi spiritati ci sapeva fare, aveva un timbro strano ma adatto al blues. Ward soprattutto ne fu conquistato. Il cantante si portò dietro i due chitarristi dei Rare Breed e anche loro furono accettati nel nuovo gruppo, ma tre chitarristi nella stessa band erano davvero troppi. Si discusse su chi dovesse occuparsi del basso. Un po’ a malincuore Butler accettò la “retrocessione” e si mise a studiare, passando molte ore del giorno insieme a Ward per perfezionare la sua tecnica. Al gruppo si aggiunse anche un sassofonista, Alan Clarke.

Archeologia dei Black Sabbath, ovvero storia degli EarthLa nuova band fu battezzata Polka Tunk Blues Band, o Polka Tulk come compare in alcune rare locandine dell’epoca. Dopo qualche mese di esibizioni totalmente rivolte alla musica e all’uditorio blues bianco, i ragazzi iniziarono a imitare la musica di Hendrix, a consumare i dischi dei Cream e a sognare una possibile fusione psichedelica tra il sound oscuro e violento dei Blue Cheer e l’estro sonico del free jazz americano. Ozzy cercava allora di traghettare il gruppo verso un freak-beat di stampo beatlesiano, Iommi era un grande appassionato di blues e teneva d’occhio il sottobosco cittadino, dove andava crescendo l’onda di un rock ossessivo, veloce e sempre più deviato. Un produttore-manager, Jim Simpson, si accorse dei Polka Tulk e iniziò a prendersene cura. Prima di tutto suggerì a Ozzy di farsi crescere i capelli e di evitare i falsetti, poi obbligò il gruppo a trovarsi un nome più decente. Fu scelto Earth, un lemma forte e incisivo partorito dalla mente del batterista Ward. Alla fine nel 1968 o all’inizio del 1969 (i pareri degli esperti sono discordanti, i ricordi dei protagonisti sono totalmente offuscati) la band inglese registrò una demo e partì per un lungo tour attraverso pub e salette da ballo inglesi. Il successo fu concreto e il tour fu ampliato oltremanica, fino alla Germania e all’Olanda. Durante questi concerti fu registrata dal vivo una traccia chiamata “Early One Morning Blues”… Il gruppo si prese allora una piccola pausa. Osbourne fece amicizia con i Magic Lanterns, una misconosciuta band psichedelica e registrò con loro una piccola hit (“Shame Shame”) prodotta da John Paul Jones e Big Jim Sullivan. Iommi fu invece provinato dai Jethro Tull e partì in tour con loro partecipando al famoso “Rock ‘n Roll Circus” organizzato dai Rolling Stones. Dopo un paio di mesi si accorse di non voler abbandonare il progetto Earth e tornò a casa per riprendere a suonare la sua musica.

Le tracce registrate in studio (“The Rebel” e “When I Came Down”) compaiono qui e lì in rete e su compilation bootleg. Molti sono i fake, naturalmente. Ci sono mitomani che si divertono a complicare e a sofisticare con overdubbing e varie assurdità le registrazioni ufficiali. Per la prima abbiamo un termine di paragone che può aiutarci a riconoscere l’originale. Nel video documentario “The Black Sabbath Story Volume 1″ si possono infatti ascoltare vari secondi di “The Rebel”. Il brano si presenta come un pop-rock dagli accenti magniloquenti, dall’irruenza trattenuta, con melodia pericolosamente in bilico tra armonia e cantilena, accordi blues contrapposti a ricami tastieristici barocchi e un arrangiamento da psichedelia incompiuta, quasi power-pop. Qualcosa di veramente strano e di affascinante. Tastiera e chitarra inseguono sfumature camp, basso e batteria colpiscono gravemente su un mid-tempo straniante. Ozzy nasconde l’isteria in un timbro basso doppiato da falsetti alla Beach Boys. Viene fuori una specie di commistione tra The Who e Yes, un pop grazioso e libero, con accenti ante-hard rock, qualcosa di molto simile a quello che faranno nei primi dischi i Queen di Freddie Mercury e Brian May. 

 

Su “When I Came Down” possiamo solo ragionare filologicamente riconoscendo la voce, il tocco dei musicisti e scartare quelle versioni che presentano improbabili sovraincisioni o code doom. Enucleando forma e contenuto ideale siamo al cospetto di due ottime canzoni di psichedelia tenue, esteticamente lontane dall’universo dei Black Sabbath. Embrionalmente è possibile intuire qualcosa, soprattutto a livello armonico e cromatico, dell’estetica e del modo di suonare di Iommi e soci, ma sostanzialmente siamo di fronte a episodi in bilico tra prog-rock dalle ali tarpate, modesto folk-jazzenggiante e pop inconsapevolmente avanguardistico. Come sono nate? I due brani sono stati scritti dal tastierista dei Locomotiv Norman Haines che prende parte alle sessions come pianista e organista. Il tutto fu registrato nei Trident Studios di Londra, gli stessi utilizzati nello stesso periodo da David Bowie. Il titolo originale di “When I Came Down” è “When I Come Down” (al presente), ed è la canzone più vicina al mondo dei Sabbath. Siamo insomma al cospetto di quello che doveva essere il blues tipico suonato dagli Earth, e quindi ancora lontani dall’oscurità del sound heavy del gruppo di “Paranoid”. Il brano è in effetti un gioco hendrixiano, acido al punto giusto, dalla melodia ariosa e dal riff ricco di soul e ritmo.  

Archeologia dei Black Sabbath, ovvero storia degli EarthNon sappiamo neppure a quale nome si debba attribuire la demo. Secondo molti il nome “Black Sabbath” era già stato scelto dalla band, ma non era stato ufficializzato prima della conclusione del tour. La questione del nome è molto importante perché porta con sé una reale rivoluzione estetica che dovrebbe inquadrare anche il suono di Iommi e soci. La svolta stilistica del gruppo parte proprio da qui. Quando Butler scelse “Black Sabbath” lo fece criticamente, ironizzando sul fatto che tanta gente pagasse per essere spaventata al cinema. Iommi fu volgorato da tale logica e propose agli altri di creare un sound spaventevole. “Se la gente paga per essere spaventata visivamente lo farà anche per essere spaventata su disco!”. La scelta del nome maturò sicuramente durante il tour, la cosa è testimoniata da vari documenti e dai ricordi dei musicisti. La band fu addirittura invitata al Night of Satan, una manifestazione esoterica di grande fama in quegli anni. Il padre di Ozzy proibì ai ragazzi di parteciparvi e costruì delle grosse croci in alluminio come amuleti, che caricò sul furgone. Quelle croci diventarono il simbolo della band… Dobbiamo dunque dedurre che siamo in periodo Black Sabbath e non in periodo Earth. C’è un altro particolare. Dal suono degli inediti, soprattutto in “When I Came Down”, già si riconosce il tocco chitarristico limaccioso e lento di Iommi. Nello stesso periodo, infatti, Iommi perse le falangi delle dita della mano destra per un incidente domestico. Il chitarrista era mancino e non aveva problemi sulla pennata, ma il contatto con le corde sulla tastiera si era fatto difficile. Le dita erano state rese più sensibili dall’incidente e pensò allora di usare ditali di plastica. Accordò poi la chitarra su tonalità basse, in modo da toccare lenze meno tese e più facili da far vibrare. Nacque così il suono spettrale e morboso della band, sul quale si adagiarono testi horror, spaventosi, di magia nera, esistenzialismo e guerra. Alla fine dell’estate la band ritornò in studio e registrano altre demo col nome Black Sabbath. Questa demo conteneva quattro brani, “Black Sabbath”, “Black Moon”, “Song for Jim” e “The Rebel”. Secondo altre fonti (il libro How Black is your Sabbath) i brani registrati (nel settembre del 1969) erano “Evil Woman”, “When I Came Down”, “The Rebel” e “Song for Jim“. Ma non siamo d’accordo su questa tracklist. Anche “Song for Jim” può essere ascoltata per qualche breve secondo nel già citato “The Black Sabbath Story Volume1”. Appena un accenno, che fa pensare a un folk rock già più cupo e allucinato del solito.

Archeologia dei Black Sabbath, ovvero storia degli EarthIn giro si trovano alcuni bootleg strani. Il primo, il più famoso, contiene cinque tracce. Un pezzo sconosciuto (“Unknown Demo”), “Early One Morning”, “The Rebel”, “When I Came Down” e “Thomas James“. L’ultima traccia è addirittura un live rubato a Thomas Stanko, il trombettista free-jazz polacco, con una intro di un metallaro squallido rimasto fortunatamente e ovviamente anonimo… Un altro bootleg pubblica come pezzo finale “Early One Morning Blues”, un pezzo live chiaramente cantato da Ozzy e suonato dai Sabbath, una cover di “Blind Black”, che potrebbe essere stata suonata dal gruppo in qualsiasi data compresa tra il 1969 e il 1972 almeno. Ci sono poi demo datate 1968 e attribuite agli Earth con struementali che sanno troppo di doom band anni ’80 con velleità blues rock. Molti fan di Iommi idealizzano i brani immaginando derive progressive o jazzistiche, a seconda dei gusti. C’è chi parla di capolavori di avanguardia giovanili, chi di blues davvero black ma senza sabbath. Chi fantastica degli Steppenwolf folgorati da Hendrix e baciati dal genio di Miles Davis. Ma sono tutte favole. Lo sforzo ermeneutico ci consegna invece una band alla ricerca di se stessa, sospesa tra il pop e il blues, il folk rock allora di moda in Inghilterra e un suono chirarristico più cattivo e sporco. Qualcosa di incompleto e in fieri, e per questo tanto affascinante…

 

 

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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