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Mother Love Bone – Apple (1990)

mother love boneSi è discusso molto e si discute ancora sul grunge. Era un genere musicale? Uno stile genuino, una crudele paraculata discografica? Non c’è risposta. Gli interpreti più famosi del fenomeno partirono e si mossero spesso in direzioni musicali differenti: alcune band presentavano un sound imparentato al post-punk, altre all’acid rock degli anni ’70, altre ancora combinavano hard rock, hardcore e punk rock. Tra le poche certezze c’è la contestualizzazione geografica… Il movimento è nato a Seattle, nel nord ovest degli Stati Uniti e da lì ha conquistato il mondo. L’altra sicurezza riguarda gli iniziatori del genere-non-genere, probabilmente l’unico vero gruppo grunge della storia: i Mother Love Bone.

Il gruppo si formò a Seattle, nello stato di Washington, nel 1988 ed ebbe vita breve: appena un biennio, dal 1988 al 1990. Il frontman Andrew Wood, infatti, morì di overdose di eroina nel 1990, pochi giorni prima dell’uscita del loro primo album “Apple”. I più famosi “Facelift” e “Dirt” degli Alice In Chains (che cominciarono la loro carriera come gruppo spalla per la band di Wood) contengono molti riferimenti e omaggi all’artista scomparso, amico fraterno di Jarry Cantrell. Con la morte del cantante, il bassista Jeff Ament e il chitarrista Stone Gossard passarono nei Pearl Jam, l’altro chitarrista Bruce Fairweather si unì ai Love Battery. Quasi tutti provenivano dai Green River, band punk che diede il via alla stagione del rock di Seattle.

Per celebrare il tragico evento della fine di Wood, membri dei Soundgarden (Cornell e Cameron) e dei Pearl Jam (Vedder, Gossard, Arment e McCready) diedero vita ai Temple of the Dog, supergruppo il cui nome era mutuato da un verso di “Man of  Golden Words”, canzone scritta da Andrew Wood. Molto del futuro grunge discende quindi dai Mother Love Bone e dall’ascolto del loro disco “Apple”, che trovate originale (in vinile) attorno ai 250 euro.

Wood era un fan di Marc Bolan e non nasconde atteggiamenti vocali e scenici spiccatamente glam. La musica è sofferente, ipnotica, come vuole il Seattle sound, ma mai troppo autocommiserante. Esce fuori un hard rock infame e melodico, contaminato dalla ruvidezza del punk e dalla velocità del boogie, ricco di sincera inquietudine poetica e di rabbia metropolitana. Teatrali ed energici, i Mother Love Bone rappresentano la decadenza del rock e assomigliano a un cortocircuito tra dei Led Zeppelin annoiati e spogliati delle fascinazioni favolistiche hippy e degli Stooges cresciuti con il pop e la dark wave degli anni ’80. Un gruppo acerbo, ma pieno di idee e suggestioni nuove, che sbocceranno o devieranno nei cinque anni successivi: gli anni della grunge era. Per qualcuno “Apple” sarebbe meglio catalogabile come street metal o semplicemente come rock, ma la precarietà e la crisi tossica che dominano l’umore delle registrazioni rappresentano il vero e ultimo senso del grunge ancora non contaminato dalla moda e dalla maniera…

Ascoltate questa cover di “I’m In love With My Car” dei Queen, sporca, disperata e ironica.

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