Zolar X – Timeless (1982)

zolar-xGli Zolar X pubblicarono il loro primo album ufficiale, “Timeless”, nel 1982, autoproducendoselo. Dentro c’erano infilate senza troppo studio alcune delle loro demo (probabilmente quelle ancora reperibili o tecnicamente udibili), registrate tra il 1973 e il 1981. La band nacque infatti all’inizio degli anni ’70 a Los Angeles dalla mente eccitabile di Stephen Della Bosca, aka Ygarr Ygarrist, un ragazzo di San Francisco folgorato durante un concerto di Bowie dal verbo glam rock e fanatico del cinema di fantascienza. Insieme a un chitarrista chiamato Bruce Courtois (poi conosciuto come Zany Zatovian), al batterista Craig Rhinehart (Eon Flash) e al cantante Zory Zenith, l’invasato Ygarrist (che si occupava delle voci e delle tastiere) volle dar vita a una band glam-rock di alieni, che si esibisse in tute spaziali femminili, comunicasse attraverso testi profetici declamati in un linguaggio inventato (lo zolandese, l’idioma di Zolaria, una città del pianeta Plutonia) e suonasse roba allucinata e equivoca, sul modello dei The Stooges, contaminata da stilemi camp, psichedelici e classici (naturalmente Ygarrist era un estimatore della colonna sonora di Odissea nello Spazio di Kubrick e andava pazzo per Richard Strauss). Dopo qualche mese di giustificabili difficoltà logistiche, riuscirono a farsi accettare dall’underground cittadino, trasformandosi in uno dei gruppi più richiesti a West Hollywood, tra i gay club di Sunset Strip, fino a conquistare i palchi del Whisky a Go Go e del Rodney’s English Disco.

Lasciando da parte le numerose leggende sulle loro esibizioni e sul loro comportamente giù dal palco, sappiamo che durante il primo anno di vita registrano un singolo intitolato “Space Age Love” (con b-side “Energize Me”), un numero di garage bowiano con un riff hard blues e scintillanti effetti sci-fi, stampato in dieci copie per essere inviato, senza alcun successo, ai discografici. Pare che di questa demo rimangano oggi in circolazione solo due esemplari, oggi valutati migliaia di euro: uno nelle mani della sorella di Ygarrist (che lo fece ristampare nel 2005), uno custodito da un collezionista giapponese.

zolarx_photoPur entrando in confidenza con Iggy Pop, le New York Dolls, Alice Cooper e i Love, le cose per gli Zolar X non giravano benissimo, tanto che sia Zatovian che Flash lasciarono il gruppo all’inizio del 1975, sostituiti da due scapestrati raccattati in una discoteca per tossici (Ufoian Ufar e Romm Eclipse). Poi, però, anche il cantante e mimo Zenith (che quando Della Bosca voleva occuparsi delle voci doveva ripiegare su balletti, numeri da mimo e spaccate) decise di lasciare la musica per farsi prete… e a questo punto Ygarrist sciolse la compagnia per reinventarsi provvisoriamente in una band, sempre space-rock ma non mascherata, chiamata The Spacers. Ma il richiamo dei costumi e di Plutonia risultò più forte del realismo, e pochi mesi più tardi Ygarrist andò in seminario a riprendersi Zory per incidere un altro paio di brani, questa volta ispirati a suoni più duri e psichedelici, secondo la moda poi definita proto-punk. Andò male anche quel tentativo…  In pratica, gli Zolar X non riuscirono mai a sfondare, pur continuando a provarci in tutti i modi: buttandosi sullo stile degli Hawkwind, sulla disco, sul krautrock e poi sul punk, evitando per un po’ i caschi spaziali e le tute in lattice. Ciononostante continuarono a registrare brani assurdi in lingua zolandese, puntando a prospettive hard-space (“Jet Star 19”), prog-wave (“Plutonia Elf Story”) e glitter (“I Pulled My Helmet Off” – che già come titolo merita tutto il rispetto possibile). Litigi, dipendenze, debiti, guai con la giustizia (Zory finì al gabbio) e vergogna pubblica distrussero definitivamente il gruppo nel 1981. E allora Della Bosca raccolse tutte le registrazioni disponibili e le pubblicò, come atto ultimo di disperazione.

Solo nel 2014 Jello Biafra ripescò quel disco e lo ristampò donando relativa fama alla band e offrendo la possibilità ai fan del glam più deviato e del proto-punk più storto di far nascere un nuovo culto… A cui, ragazzi miei, è giusto convertirsi. 

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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