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Sunnyboys – Sunnyboys (1981)

Sunnyboys - Sunnyboys (1981)Power pop è l’ennesima definizione, tanto sciatta quanto reattiva, che delinea un genere. Quello di canzoni rock teoricamente semplici, armonicamente rotonde, al limite dello sputtanato, con melodie vivaci e incisive, chitarre furbette e una ritmica da hit beatlesiana, in cui qualcosa va sempre storto per eccesso di zelo o di approssimazione. Ma attenzione: forse è proprio questa particolare inclinazione al difetto a dare carattere al power pop, un tipo di musica nata per imporsi nel mainstream, ma che con gli anni si è abituata a mancare l’obiettivo del successo e si è rassegnata a sposare le ragioni dell’underground.

Cani e porci sanno che la maggior e la miglior parte delle band legate al filone power pop (quelle degli anni ’70) vennero fuori dagli States, ma anche che si ispiravano apertamente al rock britannico degli anni ’60… Ma si dimentica spesso che poi arrivarono gli stranieri. Come gli australiani Sunnyboys, che nel 1981 pubblicarono il loro primo disco lungo, scrivendo una pagina fondamentale e tuttora poco celebrata del pop chitarristico anni ’80.

È il disco della nervosa e luccicante “Tunnel of My Love”: melodia piena di zucchero e romanticismo su un impianto armonico teso e originale. Ma anche dell’assolo psych-rock e dell’umore stonesiano di “Alone with You”, della ringhiante “I Can’t Talk to You” e della ballata lisergica “Gone”. Discorso a parte merita il manifesto “Happy Man”, un numero in cui l’elettricità del riff e il ritmo sospinto non corrompono la leggerezza di una scrittura limpida e precisa. A condurre il gruppo c’è il cantante e chitarrista Jeremy Oxely, uno che conosce a memoria i dischi di The Beatles, Small Faces, Them periodo beat e The Who, ma che ha anche orecchie per la roba punk, garage e post-punk (che in quel periodo, specie in Oceania, andava molto forte). Con lui ci sono il fratello Peter al basso, l’ottimo altro chitarrista Rich Burgman e il batterista Bill Bilson. Quattro teste molto rock and roll. Anzi, molto power pop. A produrre e dare un ordine superficiale agli arrangiamenti ci pensa Lobby Loyde, un mito del rock australiano con i Purple Hearts, i Wild Cherries e o The Aztecs…

Dopo questo album i Sunnyboys registreranno altri cinque dischi, proveranno a farsi conoscere in Inghilterra e in America, passeranno con una major, apriranno al soul e al pub-rock, amplieranno la formazione, si scioglieranno e si riformeranno, ma senza ripetere mai il miracolo compiuto nel 1981. Mai più il loro rock riuscì infatti a esprimere tanto speciale entusiasmo diretto e implicazioni generali di significati estetici così promettenti.

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