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Sore Throat – Disgrace to the Corpse of Sid (1988)

Sore Throat - Disgrace to the Corpse of Sid (1988)Non sempre e non per forza l’ideale rumorista deve legarsi anacliticamente a velleità intellettuali, richiami compiaciuti alla sperimentazione e all’avanguardia. La storia del rock ha conosciuto anche gruppi coscientemente e felicemente ignoranti, belve feroci e fameliche, o semplici disagiati, casi umani, distruttori di quello che rimaneva del punk e dell’hardcore per consacrare la propria vita (artistica?) al rumore più nero e repellente.

Una stagione storicamente adatta al fiorire di ribellioni senza causa, o illusione di causa, vicine al gusto del rumore coatto è, per esempio, la seconda metà degli anni ’80, quando la musica estrema filtrava tragicamente con il mainstream, si chiudeva in circoli viziosi di politicismo, nichilismo e tecnicismo, o andava alla deriva, sensa un senzo, senza freni… Dall’Inghilterra dei Nepalm Death e della Earache arrivano i radicali Sore Throat, una band infame e demenziale, potente e intransigente, formata dal cantante Rich Militia Walker, il chitarrista Brian Talbot, il bassista Jon Pickering e il batterista Nick Royles. La loro missione: combattere l’hardcore capitalista (quello pulito e ipertecnico che iniziava ad affacciarsi in classifica). Il loro primo ep ufficiale è appunto intitolato “Death to Capitalist Hardcore”, un inferno di crust punk, feedback libero, grindcore e grumi metal.

Il loro secondo album del 1988 è “Disgrace to the Corpse of Sid”, centouno tracce: novanta sul lato A, undici sul B. La differenza rispetto ai primi demo e al disco “anti-capitalista” sta nell’introduzione del caricaturale blast beat, nello sfogo senza limite di violenza, urla e noise e, soprattutto, nella trasformazione dell’impegno in disimpegno. I Sore Throat scrivono canzoni (?) di dieci-venti secondi, marce apocalittiche e schizzi di gore che contengono molteplici influenze e mille denunce, no-sense, conati, bestemmie, critiche, sfottò. Musicalmente si va dal punk originale (il Sid del titolo è naturalmente quello dei Sex Pistols) al doom metal, dal thrash al death, dall’accacì anarcoide all’industrial elettrico, tenendo sempre alto il livello di saturazione e ottusità. Ecco il grindnoise. La devianza portata all’esasperazione, l’invettiva che tocca tutto e tutti (una polemica senza fine e senza finalità). Un assalto sonico in cui si nascondono moltissime sorprese, basta non lasciarsi ipnotizzare dai tanti brani minimi e blast grind uno uguale all’altro…

 

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