Shinki Chen – Requiem of Confusion (1971)

Un album prezioso e molto raro, l’apoteosi del Japan rock, pubblicato nel 1971 da un talentuoso chitarrista, Shinki Chen, da sempre considerato il Jimi Hendrix del Sol Levante. Riff drogati, bluesy, al limite dello stoner, creano una malvagia e avanguardistica atmosfera heavy psichedelica, concettualmente vicina al sound dei Cream, ma originale e ispirata nella propria declinazione finale.

Non a caso, il chitarrista nato nel 1949 a Yokohama (megalopoli del centro di Honshu, l’isola più grande dell’arcipelago giapponese) fu un vero e proprio eroe del rock nipponico tout court, protagonista della stagione beat, di quella psichedelica fino alle sperimentazioni più dure e krautrock degli anni ’70.

In questo album notiamo un Chen alle prese con una personalissima e aggressiva rielaborazione degli stilemi hard rock europei e americani. La lentezza e la liquidità del suono lo porta però ad anticipare lo stile stoner e shoegaze, in un delirio psych-blues ben suonato e ben cantato (ma non altrettanto ben mixato).

Dopo questa esperienza, il chitarrista fu membro del famigerato gruppo nipponico Speed, Glue & Shinki, formato appunto da Shinki Chen e da Ikuzo Orita, il presidente della Polydor Records. Il nome della band ammiccava allo speed, qualità molto diffusa di stimolante anfetaminico, ma anche alla colla da sniffare. Un modo per metteva da subito in chiaro la passione più grande della band dopo la musica veloce e distorta. Band a cui si deve un altro importante capitolo del jap-rock: l’esuberante “Eve”. Ma qui stiamo parlando del Chen più psichedelico e atmosferico, quello del 1971, quando gli andava di giocare con gli amplificati e gli accordi bassi…

Autore dell'articolo: The Musical Box

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