Rex Mortifier – Ancient Path (2003)

Rex Mortifier - Ancient Path (2003)Ho conosciuto per caso e con antipatico spirito goliardico la musica dei Rex Mortifier. Il nome è saltato fuori da una compilation edita nel 2009 dalla francese Legion of Death Records. Il disco si chiamava “Desert Storm of Evil” ed era un bizzarro documento sulla scena black-death metal africana e del vicino oriente. Suoni estremi, culturalmente legati al nord Europa e agli Stati Uniti, recuperati e declinati attraverso la sensibilità iconoclasta, a volte ingenua, di gruppi egiziani, libici, turchi, sudafricani, iraniani e sauditi. Un marasma concettuale, geografico ed estetico che diverte e offre da pensare… La globalizzazione porta anche a questo. Così come trentenni snob di New York o Milano possono mettersi in testa di suonare musica afrobeat, può anche succedere che dei ragazzini incazzati di Tunisi o di Tehran decidano di vestirsi e truccarsi di nero, imbracciare chitarre elettriche e dare vita a una musica tutta ispirata agli stilemi norvegesi del Black Fucking Metal. Anzi. Tra le due possibilità la seconda è, almeno dal punto di vista fenomenologico, sicuramente più dignitosa e strutturata. Il metal, nonostante le pretese ideologiche e culturali degli anni ’80 e ’90, è ancora un suono di massa, popolare e globale, e non stupisce più di tanto la sua universalità. Nei limiti del discorso musicale e generazionale, fa anche piacere una cosa del genere… La libera circolazione e trasmissione di sottoculture musicali rappresenta uno dei lati positivi, fintanto frivoli, della globalizzazione. La musica  della compilation menzionata qualche riga più su non diceva purtroppo molto dal punto di vista musicale. I brani generalmente lo-fi, violenti, politicamente scorretti (molti i riferimenti anti-sionisti), non si discostavano per nulla dalla tradizione e dallo stile istituzionalizzato delle produzioni europee tranne che per questioni tecniche. A colpirmi sono state due band. Gli iraniani Ekove Eftrits, per la lucidità poetica delle composizioni e la maturità stilistica, e i libici Rex Mortifier (presenti nel cd con due tracce), per l’irruenza e la personalità, la sghemba capacità di tenere insieme influenze black scandinave e umori berberi, densità tipicamente desertiche, nordafricane, e rabbia satanica, post-capitalistica.

Mi sono ovviamente documentato e procurato un loro lavoro intero. L’unica cosa che ho trovato è “Ancient Path”, un disco autoprodotto del 2002-2003, poi ristampato in cassetta e cd dalla Afterlife (etichetta malesiana, assai – per forza di cose – attenta al global metal) nel 2010, e scaricabile da qualche parte su internet… Secondo alcuni siti specializzate in macelleria metal, esiste anche uno split con i brasiliani Metal Satan, sempre del 2003, che non sono riuscito a recuperare… Le tracce di “Ancient Path” sono sei, tutte con titoli in latino, come per sottolineare l’aspetto arcano, malefico ed esoterico della proposta musicale. La musica è un black-death metal disperato, sporco, appesantito da polvere desertica e afa sahariana, affossato da una registrazione pessima, da un batterista incapace ma pieno di buoni propositi e da assoli di chitarra fuori tempo e fuori logica. Oltre i limiti del suono e della composizione, i componenti ricordano vagamente i Mayhem ma anche i Sepultura. Tutta la cassetta è pervasa da un’urgenza indescrivibile. Si avverte la furia di una band giovane e inconsapevole, votata al verbo oscuro della musica del diavolo, si sente l’eccitazione e la paura di andare oltre il noto, oltre le regole, oltre il senso più giusto o conveniente. Se oggi esiste una scena rock in nord Africa, anche rivolta alle declinazioni più estreme, lo dobbiamo a folli pionieri, piccoli eroi ignoranti, come i Rex Mortifier, che in pieno regime Gheddafi si chiudevano in garage per registrare una demo tanto assurda quanto commovente. La rappresentazione condizionata e imprevedibile di un’angoscia impronunciabile che altrove fu chiamata esistenziale. La distruzione e la lacerazione dell’umanità nel buio della notte dove la luce abbacinante del deserto si ritrae alla ricerca di una nuova verità suggerita da versacci satanici. Tutto è iniziato, anche da parte mia, con una mezza risata ironica ma, come vedete, la questione si è risolta in qualcosa di più serio e importante. Eccovi un brano dalla cassatta…

Autore dell'articolo: La Giustizia

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