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Mu – Mu (1971)

Mu - Mu (1971)“Mu” è un disco di psichedelia fortemente ancorata al blues e all’acid-rock della West Coast, ricco di accenti space-jazz e tribali. Una collezione di canzoni hippie, ben scritte e ottimamente suonate dal sofisticato autore Merrell Fankhauser (Fapardokly, HMS Bounty) e dal tecnicissimo chitarrista Jeff Cotton (famoso per aver suonato con Captain Beefheart & His Magic Band).

Il nome della band e del disco si riferisce al mitico continente scomparso del Pacifico, che nell’Ottocento un sacco di gente s’illudeva di poter scoprire al largo della California, appena prima del Giappone, o presso l’Isola di Pasqua. A suscitare il falso mito (corsi e ricorsi storici…) furono i Maya con testimonianze assurde o più probabilmente male interpretate (ricorso al ricorso del ricorso storico) e ricamate fino al parossismo da europei annoiati e creduloni.

Per i fricchettoni di Los Angeles la leggenda del “lost continent” si trasformò in un’illusione fortemente suggestiva. E alla fine degli anni Sessanta del Novecento furono in tanti i pazzi che si convinsero dell’esistenza della terra dimenticata. Tra questi, ovviamente, i due futuri Mu. Fankhauser e Cotton, amici di vecchia data e da tempo innamorati del folk rock, già insieme dal 1964 nei misconosciuti The Exiles, scelsero infatti di rifarsi al mito del continente perduto e di creare un gruppo che ne celebrasse il mistero in termini musicali. L’oceano ispirò i riff blues ancestrali, gli echi misteriosi, la dilatazione dei ritmi urbani, con vibrazioni desertiche, pop-rock alla Jefferson Airplain, slanci esoterici e sperimentazioni tribali (il sogno di Mu insisteva soprattuto sul ritorno alle origini e sulla sopravvivenza di una civiltà primitiva non contaminata dalla tecnica e dal capitalismo) supportate da buone intuizioni melodiche, intelligenza produttiva, brillanti arrangiamenti e interessanti armonie vocali. Ciliegina sulla torta lo slide di Cotton e gli interventi di sax e clarinetto. Sensibilità psichedelica mediata da visione pop e jazz…

Mu - Mu (1971)Ecco il merito dei Mu. Una band sperimentale che sa tenersi lontana dalle pazzie talvolta inconcludenti di Captain Beefheart. Un suono profondamente legato al folk e al blues, ma vivamente proiettato verso il futuro (l’esempio più valido è la lunga suite intitolata “Eternal Thirst”) fatto di fusion e jazz etnico. Apprezzeranno gli amanti della ricerca chitarristica, ai quali segnaliamo il brano “Too Naked for Demetrius” e l’arpeggio di “Mumbella Baye Tu La”. Apprezzeranno anche le tribù neo-psichedeliche e i rocchettari fermi al 1973… Tante diverse sfaccettature legate da sapiente tecnica e rilevante organizzazione negli arrangiamenti e nella registrazione. Quello dei Mu, il loro primo omonimo, è un disco da avere.

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