Julian Plenti – Julian Plenti Is… Skyscraper (2009)
Prima prova da solista per Julian Plenti che, per quanti non lo sapessero, altro non è che Paul Banks, frontman e chitarrista degli Interpol, che nel 2009 decide di debuttare da solo pubblicando “Julian Plenti Is… Skyscraper”, album registrato al Seaside Lounge Studio di Brooklyn e prodotto dallo stesso autore.
Realizzato grazie alla collaborazione di una serie di amici, tra i quali spiccano il nome dell’ingegnere del suono, Peter Katis, di Mike Stroud dei Ratatat, Charles Burst degli Occasion e di Striker Manley degli Stiff Jesus, l’album contiene 11 pezzi che sono una continuazione, o meglio un preludio, di ciò che Banks avrebbe poi fatto con gli Interpol, ed insieme un momento di distacco dalla produzione di quello che si è affermato come uno dei più importanti gruppi degli anni Duemila.
Si è detto che questo album solista di Plenti/Banks è un’anticipazione di quanto sarà fatto negli anni dagli Interpol, anche se l’album è uscito dopo ben tre dischi del gruppo statunitense, tra i quali non si può fare a meno di ricordare lo splendido “Turn on the Bright Lights”. Questo perché in realtà le canzoni che compongono “Julian Plenti Is… Skyscraper” sono state composte nel periodo in cui Banks ancora bazzicava da solista i club newyorkesi proprio sotto questo pseudonimo, ancora lontano da quello che sarebbe stato il suono tipicamente rock dark della band con la quale sarebbe arrivato al successo. Ed in effetti rispetto alle produzioni degli Interpol, per il suo esordio da solista Julian/Paul predilige il folk-alt-post-rock, e l’utilizzo di strumenti come gli archi ed un accenno di synth adeguatamente mescolati tra loro. Il risultato è certamente un disco dalle atmosfere più rilassanti nel quale, tuttavia, non scompare del tutto quell’inquietudine e quel malessere metropolitano che sarà il tratto distintivo degli album della band. Un effetto, questo, probabilmente anche dovuto alla particolarissima ed inconfondibile voce di Banks, il cui tratto baritonale riesce a conferire ai pezzi sempre un non so che di gelido e di calma inquietante. Così anche se “Julian Plenti is…Skyscraper” risulta un po’ più frivolo e spensierato rispetto ai dischi con gli Interpol (si veda ad esempio “Girl on the sporting news”), l’album riesce comunque a sorprendere, non allontanandosi troppo da quello che saranno gli Interpol.
Tra le canzoni che balzano immediatamente all’attenzione, senza necessitare di un secondo ascolto come accade spesso con le produzioni degli Interpol, sono senza dubbio l’ottimo singolo “Games for days”, caratterizzato da un fortissima valenza dark e dal suono potente della batteria di Sam Fogarino, e la nevrotica “Fun that we have”. Impossibile non notare anche “Only if you run”, la bella ballata “Skyscraper” e “On the Esplanade”, il cui tratto essenziale è il suono ipnotico e gli arpeggi che catturano. Sorprendono anche i pezzi scelti per la chiusura del disco; dalla riflessiva e misteriosa “H”, alla ballabile e divertita “Unwind”, passando per “Non chance survival” dalle atmosfere decisamente dandy.
Non incluse nella versione definitiva dell’album, sicuramente a torto, le apprezzabili “The larynx that you have” e “Cellophane” grazie alle quali forse il disco avrebbe avuto una marcia in più.
In linea di massima “Julian Plenti Is… Skyscraper” può essere considerato un disco che non delude né sorprende le aspettative (nonostante l’accoglienza forse un po’ troppo freddina della critica), un lavoro di transizione per un artista che comunque conferma il suo talento anche quando “viaggia” da solo.













































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