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John’s Children – Orgasm (1967)

I John’s Children furono una sfortunata e atipica mod band inglese, ancora oggi circondata da alone mitologico. Uno di quei casi in cui il fallimento, anziché suscitare giudizi negativi, si trasforma in valore aggiunto, ragione attraente e storicamente affascinante . Scoperti da Simon Napier Bell (allora manager degli Yardbird), questi ragazzi di Latherhead, nel sud dell’Inghilterra, espressero con la loro musica e i loro sfrontati atteggiamenti live un furore creativo e stilistico per molti versi innovativo, una musica che miscelava follia psichedelica, aggressività rock e vivacità beat, anticipando elementi estetici e concettuali che furono, dopo quasi dieci anni, ripresi ed esasperati dalle generazioni punk. Durante i loro concerti erano soliti presentarsi vestiti completamente di bianco, come fossero la banda criminale dei Drughi, e spaccare tutto. Si racconta appunto che aprendo gli Who li surclassassero in foga e ferocia, dando vita a degli show assolutamente distruttivi, in termini musicali e scenici.

Al loro attivo ci sono solo due album (uno del ’67 e uno, come reunion, del 2001) e una manciata di brillanti singoli. Il primo album “Orgasm” del ’67 fu rifiutato dalla White Whale a causa del titolo ritenuto offensivo. In questo senso si mosse l’indignata denuncia delle Figlie della rivoluzione americana, un’organizzazione femminile che si (s)batteva per nobili cause quali patriottismo, educazione e conservazione dei valori costituiti. Così l’album fu stampato solo nel ’70, quando la storia della band era già arrivata al suo (primo) epilogo. Dopo la registrazione dell’lp, infatti, il gruppo di Andy Ellison, John Hewlett, Geoff McClealland e Chris Townson aveva sperimentato profonde rivoluzioni intrinseche, modificando il proprio destino: alla fine del ’67 era subentrato al posto del dimissionario McClelland un nuovo chitarrista… il giovane Marc Bolan, che con le sue canzoni trasformò l’essenza dei John’s Children, sofisticandone la poetica e l’immagine. Si dice che Bolan non avesse mai toccato prima di allora una chitarra elettrica (scriveva e registrava i suoi provini su un’acustica), ma che il suo carisma fosse già mirabile ed esplosivo.

Il combo si arricchì di teatrale ambiguità e di ulteriore carica dirompente, creando preziosi gioielli di pop psichedelico e proiettandosi in una diversa esistenza che potremmo definire glam ante litteram. Il meraviglioso singolo firmato da Bolan, “Desdemona”, in cui s’incita una ragazza affinché alzi la gonna e voli, fu censurato e osteggiato dalla BBC. E così fu per lo stesso Bolan, che dopo pochi mesi (trascorsi partecipando a incendiari live di spalla ai The Who) abbandonò la band, dedicandosi ai suoi Tyrannosaurus Rex…

Per quanto riguarda “Orgasm”, l’album è ancora oggi un fresco documento di pura scrittura beat e significativa eccentricità. Il pop sensuale di matrice R&B diventa spesso blues selvaggio e rumore (per molti anni i John’s Children hanno conservato la fama di gruppo “incompetente” per via dei feedback e del sound minimale e selvaggio dei loro brani). E queste caratteristiche, ossia la compresenza di una sensibilità acida e di una espressività dolce, rappresentano l’essenza di questo oscuro album inglese, nettamente in anticipo sui tempi (con riff di blues acido che saranno copiati pari pari dai The Clash e marcette dream-pop che collegano il rock romantico anni ’50 alla psichedelia matura di metà anni ’70, accordi in levare e orchestrazioni arty quasi post-rock…). Si parla non a caso di proto-punk. La registrazione è contaminata da un overdubbing di grida femminili e applausi, che  simulano una registrazione live, come di moda ai tempi dei Beatles, e da dissolvenze pesanti che spezzano a metà le canzoni. Un’infelice scelta che però non riesce a mortificare completamente l’effervescente, evocativa e potente musica della band.

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