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Gli Astrali – Viaggio Allucinogeno (1967)

Gli Astrali - Viaggio Allucinogeno (1967)Nel 1995 La Destination X recupera alcuni nastri del 1967 registrati da un gruppo di giovani beat torinesi. Una mezz’ora scarsa di musica, tra prove di ballate generazionali, improvvisazioni e sperimentazioni intitolate “Viaggio Allucinogeno”. De Gli Astrali si sa poco e niente. Qualcuno racconta che non riuscirono a trovare collocazione discografica per via della loro indole totalmente indipendente. Troppo fieri per abbassarsi a compromessi commerciali, troppo garage per associarsi a situazioni pseudo-intellettuali o artistiche tipo Le Stelle di Mario Schifano. Da qualche parte si legge anche che furono arrestati durante un live perché considerati pericolosi esempi di degenerazione. Si esibivano seminudi, ammantati da mantelli stragoneschi o ricoperti da foglie, come fauni metropolitani pieni di insofferenza e fantasia.

La qualità della registrazione è molto molto bassa, i musicisti non sono professionisti né geni intuitivi dello strumento, ma il suono c’è e si rivela con apparenza interessante. Le coordinate iniziali sono quelle tipiche del freak-beat provinciale italiano, un blues venato da pop psichedelico e garage, vicino all’universo sonoro del primo album dei Pink Floyd ma frenato da malcelata indole folk popolare. La prima traccia “Non Siamo come Voi” è una cover di “Mr You’re a Better Man Than I” degli Yardbirds, ma la traduzione disperde molta della verve ironica originale impuntandosi su prese di posizioni un po’ infantili e penose. I giovani ribelli italiani erano ancora lontani dalla vera autocoscienza, e forse è un bene… un tratto distintivo che li protegge dal pericolo di esaltazione, dai circoli viziosi delle contraddizioni morali e logiche tipiche del periodo in America e nei luoghi più emancipati dell’Europa. La title track è un blues organistico tendente alla libera psichedelia garagistica. Un buon episodio di ricerca non velleitaria. Una genuina e personale interpretazione del nascente psych-rock americano.  “Improvvisazione” mostra finalmente il grado di originalità della band mentre si perde in un viaggio scomposto di chitarre lisergiche su accordi staccati di jazz primitivo. “Credi” è un’altra cover beat, mutuata dagli Standells. “Vado su in Alto” è la versione psichedelica e italiana di “Eight Miles High” dei Byrds. Con “Una Notte al Bar” organista e chitarrista sfogano i pochi tecnicismi di cui sono capaci. La ballata “La Libertà” è un ingenuo quanto lirico esempio di pop mezzo sanremese mezzo londinese. Dante Menotti, voce e chitarra, riesce a sembrare autentico, nonostante il canto influenzato dal beat italiano più greve e uno stile chitarristico da vero outsider. L’ultima traccia è un’outro dinamico che da un folk abbastanza ovvio e bruttino si evolve sino a un’esplosione sonica che sarabbe piaciuta molto ai Velvet Underground e avrebbe fatto sorridere i Floyd di “Interstellar Overdrive”

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