Embryo – Opal (1970)

Embryo - Opal (1970)“Opal” è il primo disco degli Embryo (famosi soprattutto per “Steig Aus”, con il pianista americano Mal Waldron, del 1973), una delle formazioni kraute più longeve del panorama tedesco, citata anche da Miles Davis in un’intervista del 1975 (li definì good shit) e particolarmente apprezzata in contesto rock-fusion.

L’album di cui parliamo fu registrato per la Ohr nel 1970 da Christian Burchard (eclettico batterista, percussionista e cantante), amico della comune Amon Dull e ospite in “Fallus Dei”, con Ralph Fisher (basso, e voce nella prima e nell’ottava traccia), Edgar Hofmann (geniale sassofonista), John Kelly (chitarra) e Roberto Detrée (al violoncello elettrificato). In pratica un lavoro di sperimentazione stratificata su base di rock psichedelico, dove accenni folk, jam lisergiche, partiture jazz, musica cosmica, riflussi etnici e spoken word si contaminano e si intrecciano con grazia e invidiabile spontaneità. Esce fuori un suono che sposta i risultati della fusion jazzistica americana (ecco perché piacevano a Davis) su un territorio psych-rock tinto di classicità e simpatica informalità hippie.

La title track mette appunto in luce lo stile jazz rock commissionato dal folk acido caro ai fricchettoni, dove gli archi agiscono con intensità, stile e follia uber-beatlesiana. La psichedelia si fa aggressiva e libera in “Call”. Le percussioni illuminano e animano “Revolution” (bella la chitarra, bello il basso, allucinato il sax, impressionante la batteria) e la trascinante “You Don’t Know What’s Happening”. Il kraut, inteso come conato cosmico e futuristico, s’intravede in “People From Out The Space”…

Un disco da avere perché unico e molteplice. Ricco di sfaccettature, libero, sperimentale, orgoglioso e allo stesso tempo senza pretese. Cosmico nel senso più stretto del termine ma devoto al jazz spirituale e al suono di Canterbury.

“…Subiti mille cambiamenti di mille specie attraverso il tutto immenso, urtati, spostati dall’eternità di cozzi senza fine, a forza di sperimentare movimenti e combinazioni di ogni specie, gli atomi giungono a quegli accomodamenti che hanno creato e costituiscono il nostro universo…” (Lucrezio, De Rerum Natura, I, 1024-1028)

Autore dell'articolo: Francesco Munista

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