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Borghesia – Escorts and Models (1988)

Borghesia - Escorts and Models (1988)I Borghesia sono una band new wave slovena, nata nel 1982 a Lubiana. I componenti vengono in realtà da Pula, Croazia. Un dato puramente geografico visto che allora la Jugoslavia era ancora unita e l’Europa intera respirava tutta un’altra atmosfera… I Borghesia sono giovani studenti innamorati dell’elettronica, della nascente estetica dark, del gothic rock, del teatro macabro, dell’esistenzialismo poetico… I membri ufficiali sono due. Dario Seraval, alla voce e alle tastiere e Aldo Ivancic, alla batteria e alla programmazione, e il loro percorso artistico è una marcia inesorabile dall’electro-wave alla dark EBM. Il primo disco “Ljubav je Hladnija od Smrti” esce nell’85 per la jugoslava Zalozba FV e per l’italiana Materiali Sonori. Il secondo disco, profondamente elettronico e dark, esce poco dopo. E questa volta il titolo dell’album (“Their Laws, Our Lives”) è in lingua inglese, a testimonianza della crescente fama sotterranea della band nel circuito alternativo europeo. Il terzo album del 1987 esce per la PIAS (Play It Again Sam Records), etichetta belga specializzata in EBM ed elettronica con un roster di tutto rispetto (Front 242, Meat Beat Manifesto e più tardi dEUS, Skinny Puppy, The Sounds, Editors…) Si tratta di un mini-album di sei tracce, tutto costruito su Atari 1040 st, che insiste sull’elettronica sfociando in body music cupa e coinvolgente, fatta di momenti più industriali, vicini all’estetica dei D.A.F., e accenti più epici e teatrali, da cabaret mitteleuropeo. Il primo brano “Nj Upanja, Ni Strahu” (aka “No Hope No Fear”) è impreziosito dalla chitarra di Igor Leonardi, l’unica concessione alla musica umana nell’intero disco. Il ritmo si fa più ballabile e folkloristico in “Na Smrtno Kazer” (aka “Sentenced To Death”), brano fortemente politico. Il resto dell’album mescola influenze wave, pop drenato ed elettronica.

Il disco successivo, “Escorts and Models” del 1989 (uscito nell’88 in Slovenia), estremizza sentimenti e intenzioni musicali con piglio nichilista e distruttivo. Si parte con “Am I?”, EBM rallentata e animata da tastiere synth-wave. “U Crnom” (aka “In Black”) è un delirio semi rumorista con sassofono (lo suona un certo Mario Youneed) e tastiere euro-dance filtrate con effetti sinfonici. Il cantato si fa sempre più negativo e abrasivo, rabbioso, avvelenato. In “Pasto Nudo” (essì, col titolo in italiano), la wave diventa dark attraverso un processo chimico semplice e combustivo, il carbonio attira l’ossigeno e brucia creando invisibile e potentissima violenza, scoppi, fiamme analogiche, sprazzi di luce nel buio della stasi. Un basso sintetizzato guida la cavalcata catacombale tra voci esoteriche e ritmiche marziali. Con “Toxido” si evocano le forze del male e, insieme, un requiem per la fine del sogno jugoslavo intonato da sospirante voce femminile. “Ogelelo Mesto” rintroduce i fiati chiamando in causa il clarinetto (sempre di Mario Youneed), con “Goli,Uniformirani, Mrtvi” l’elettronica insegue le visioni dei Cabaret Voltaire, la voce si butta sul post-punk e una chitarra in flanger si allunga in accordi dilatati mentre la base s’inceppa, ruggisce, si autodistrugge. Chiude l’electro-clash sepolcrale di “Forgot”, sempre con voce femminile in sottofondo.

Negli anni ’90 i Borghesia si butteranno sulla dark wave, cercando di esprimere un’estetica gotica e cimiteriale, sempre più cupa e aberrante, feticista dal punto di vista visivo e concettuale. Dopo una lunga fase di stop la band è tornata nel 2009, riproponendo l’iniziale elettronica contaminata da dinamiche più moderne ma ancora fisse all’ideale dark…

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