Anika – Anika (2010)

Anika - Anika(Il day-after del rock)

Scelta singolare quella di annoverare tra i tesori del rock un disco che di rock non ha praticamente nulla, penserete giustamente.

E invece no, perché ciò che rende quest’album del 2010 inequivocabilmente un tesoro del rock, è proprio il suo essere l’incarnazione perfetta del non-più-rock. Anika (il disco, l’artista), di cui non si è parlato a sufficienza al momento della sua uscita, nonostante fosse roba che doveva far tremare i polsi a tutti noi, rappresenta la risposta della musica ad una domanda più che lecita: se il rock è morto, cosa viene dopo?

Prendete Geoff Barrow (storico membro dei Portishead), che si mette in testa di fare un progetto in salsa neo-kraut (come già con i BEAK>), con una vena dubstep e l’utopia di un dark-chillout. Prendete una bionda ossigenata anglo-tedesca, con una voce spettrale e vagamente monocorde. Prendete l’idea di rifare un po’ di cover genere girly anni ’60-’70 in chiave di alienazione post-industriale. Quello che otterrete è ciò che loro chiamano in maniera semplicemente geniale: uneasy easy listening.

Questo disco è low-fi per finta, sa di scantinato berlinese dove la gente suona da dio; sa di freddo e di fumo, ma soprattutto (goduria massima), sa d’indefinito. La stessa etichetta che si sono dati per sfuggire alle classificazioni lo grida a gran voce, anzi lo sussurra perché Anika non grida mai, Anika si canta in bocca. La sua è una vocalità senza ombra di emozione, senza  traccia di calore. Ma è esattamente come deve essere: lei incarna una posa e un’estetica, lei e i suoni che la circondano suggeriscono ambientazioni in penombra, evocano atmosfere sotterranee, e devono farlo in quel modo lì e in nessun altro. Un modo asettico e anaffettivo che però riesce a smuoverti lo stesso.

Qualcuno ha definito questo disco di una bellezza “disturbante”. Forse perché non accarezza, non rassicura. Mette quasi a disagio, ti fa chiedere: «Ma cos’è???».

E’ quello che viene dopo, io rispondo. E quello che ci voleva, aggiungo.

Autore dell'articolo: Valentina Zona

"Ciascuno è tanto più autentico, quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stesso". Ovviamente non è mia.

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