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Analogy – Analogy (1972)

analogy_0La generazione Erasmus? Roba vecchia… Ossia già sperimentata e confermata da eventi più antichi di quanto si possa credere. La breve storia discografica degli Analogy parte da Varese, dove alla fine degli anni ’60 erano state fondate due comuni, la più vecchia delle quali abitata prevalentemente da ragazzi tedeschi. Al centro della città era poi attiva la Scuola Europea, un’istituzione voluta dal Consiglio di Bruxselles per accogliere e formare studenti continentali nell’ideale della promozione della cultura dell’Unione. Tra gli studenti di questa scuola c’era un certo Martin Thurn-Mithoff, chitarrista autodidatta e fanatico dei The Beatles. Con alcuni compagni di classe (tedeschi e belgi) fondò nel 1968 una band chiamata I Sons of Giove e iniziò a esibirsi dal vivo in Lombardia. Quando il gruppo si sciolse, Thurn cercò a colpo sicuro nuovi referenti nell’ambiente hippie della città. Finì per innamorarsi di una giovane connazionale chiamata Jutta Nienhaus con la quale creò una nuova band sperimentale: i The Joice. In questa formazione militavano anche il fratello di Jutta, il batterista Herman Mops Nienhaus, e il bassista Mauro Rattaggi. Furono presto notati e scritturati dalle Produzioni Ventotto, piccola etichetta e stamperia locale, e presero a girare l’Italia dei festival e dei night, proponendo lunghe jam psichedeliche ispirate ai Pink Floyd e ai Gentle Giant. Nel 1971, con l’ingresso del tastierista Nicola Pankoff, i The Joice registrarono due quarantacinque giri: “Sold out” e “God’s own Land”, ma per un errore di stampa nell’ultimo singolo il loro nome venne trasformato in Yoice. Il servizio militare allontanò Rattaggi dal gruppo, che venne presto sostituito da Wolfgang Schoene.

Il loro primo lp fu registrato a Milano in soli due giorni da Aldo Pagani… Fu immediatamente chiaro che il produttore avrebbe arginato gli istinti più psichedelici e progressivi della band, insistendo sulla pulizia del suono e soluzioni più quiete. Per questo Thurn e Nienhaus decisero di cambiare di nuovo nome alla band, per rimarcare il cambio di prospettiva estetica: dalla sfrenata libertà acida dei live si passava a un rock progressivo più melodico e armonico, come appare lampante nella traccia “Analogy”, che divenne anche il nuovo lemma identificativo del gruppo. L’album, composto da sette tracce, alternava languide ballate jeffersonairplainiane a incisive marce freak-beat, ricche di fioriture barocche determinate dalla potenza lirica della voce di Jutta (bravissima sia in versione soprano, “Dark Reflections”, che in falsetto, “Weeping My Endure”, o nei registri più informali e rock-blues, “The Year’s at the Spring”…) e dalla fantasia melodica dell’organista Pankoff. Le partiture chitarristiche erano invece basate su strutture chiaramente blues, appena addolcite da gusto beat o folk (“Tin’s Song”) e movimentate da assoli abbastanza originali (solo in qualche caso è possibile intercettare l’influenza di Blackmore dei Deep Purple o Fred Frith degli Henry Crow). Ma al di là del tentativo di politura formale, il disco esprime forti connotazioni psichedeliche, mantenendo un forte legame con la tradizione dell’improvvisazione e la ricerca dell’estasi mantrica, specie nei brani più dissonanti e ritmati (“Indian Meditation”).

La copertina che mostra i componenti della band al naturale fu imposta dal distributore, probabilmente per rendere il prodotto più appetibile e provocatorio. La foto però era vecchia e tra i corpi nudi c’era anche quello del primo bassista Rattaggi, che dovette essere cancellato dalla scritta verticale su banda blu. Ed effettivamente il disco incuriosì il pubblico pop, riuscendo a entrare in classifica e a traghettare la band al Cantagiro e poi in qualche programma Rai.

Gli Analogy cercarono di produrre un secondo disco, intitolato “Suite”, più legato alla sperimentazione e alla commistione con la musica classica. Non trovarono però nessuna etichetta disposta a produrlo. Si sciolsero nel 1973. Jutta Nienhaus collaborò con Franco Battiato per l’album “Sulle Corde di Aries” del 1973 (come corista e poi voce recitante in “Aria di Rivoluzione”), poi insieme al compagno Martin con il Collettivo Teatrale La Comune di Dario Fo. Successivamente si trasferirono in Inghilterra. Negli anni ’80, con la riscoperta del prog-rock e della psichedelia oscura degli anni ’70, il loro primo album omonimo si è trasformato in uno dei pezzi più ambiti dai collezionisti… Il valore dell’lp oscilla dai 5.000 al 7.000 euro. In pratica, si tratta del disco più caro prodotto in Italia. Peccato che nel gruppo quattro su cinque fossero tedeschi… Europa Unità, no?

Analogy – 1972 (full album) di meir-rivkin

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