«

»

Elek Bacsik, rom jazz

Elek BacsikLa vita artistica di Elek Bacsik è quella di un chitarrista inquieto e innamorato del proprio strumento, sempre alla ricerca di soluzioni originali e di nuove note da sperimentare. Bacsik seppe infatti confrontarsi con diversi generi, senza porsi limiti o sottostare a pregiudizi mentali, traducendo ogni partitutura e ogni suggestione attraverso il suo speciale e istintivo eloquio jazz.

Bacsik nacque a Budapest nel 1926, da una famiglia di cultura rom, costretta durante il Nazismo a scappare dalla propria terra. Sappiamo che imparò a suonare fin da giovanissimo il violino (a soli quattro anni già era padrone dello strumento) e la chitarra. La sua indole girovaga e la sua passione musicale lo fecero viaggiare in tutto il globo, dalla Svizzera all’Austria, dalla Spagna all’Italia (dove collaborò proficuamente con Renato Carosone), dalla Francia (dove incise album importanti con Serge Gainsbourg, Jeanne Moreau e Claude Nougaro) agli Stati Uniti. Proprio qui, nella patria del jazz, intorno agli anni ’60, Elak saggiò la propria bravuta attirando l’attenzione di critici, colleghi e addetti ai lavori. La città che più lo affascinò dell’America fu Las Vegas, un centro piuttosto marginale rispetto alla New York dell’avanguardia free jazz e alla Los Angeles della resistenza bop e del gusto beatnik. Ciononostante fu quella la sua meta principale di ogni suo viaggio al di là dell’Atlantico: la capitale del gioco e della decadenza americana era il luogo d’elezione e di perdizione più vicino al suo spirito inquieto. Il periodo fondamentale per la sua carriera risulta però quello trascorso nella Francia di fine anni ’50, che all’epoca era uno degli epicentri più importanti della musica jazz mondiale. A Parigi, Bacsik venne a contatto con la migliore musica e alcuni dei maggiori interpreti del periodo be-bop. Strinse un sodalizio con Gainsbourg, suonò molto spesso con Juliette Greco, collaborò con Quincy Jones e fu messo sotto contratto nell’orchestra di Dizzy Gillespie. La prestigiosa collaborazione con il leggendario jazzman è testimoniata da diversi album, come “Dizzy on French Riviera” (disco dedicato alla fusione di be-bop e bossanova) e “New Wave” (dove il chitarrista suona in due brani, ancora consacrati alle atmosfere latine). Durante gli anni americani tornò ancora a collaborare con Gillespie, questa volta preferendo il violino. Insieme suonarono nei principali casino del Nevada e, più tardi, parteciparono all’emozionante Newport Jazz Festival del 1974, scrivendo una pagina importante per l’evoluzione ritmica del jazz contemporaneo…

Le radici rom e il fortissimo legame con la musica ungherese spinsero Bacsik a un continuo confronto con il più grande chitarrista jazz europeo, Django Reinhardt (che era pure suo cugino), dal quale cercò di emanciparsi attraverso l’espressione di uno stile più insistente, nervoso ed eclettico. L’altro modello-rivale era Wes Montgomery, storico chitarrista jazz, da cui Bacsik mutuò l’amore per la melodia dolce e il fraseggio fluido. Sono entrambi appigli formali che il musicista rom tentò di superare con un continuo aggiornamento e un tocco leggermente più metallico e latino, senza limitarsi alle partiture jazzistiche o all’improvvisazione: Elek suonava qualsiasi tipo di musica gli veniva proposta… era capace di passare con agilità dalla musica leggera al contrappunto jazz, dalla lounge al blues, dall’early jazz alla musica popolare.

Certo è che il chitarrista ungherese poteva contare su un istinto chiarissimo e illuminante, su un’innata sonorità legata alla musica popolare e al vitalismo zingaro. In più sembrava dotato di un’ottima cultura blues e assai edotto nello studio postboppistico. Il blues e il bebop furono appunto due coordinate sempre presenti nella ricchezza espressiva di Bacsik. La profondità di suono che la chitarra del musicista riusciva a esplicare splende sia nelle composizioni solistiche che in quelle d’accompagnamento, dove Bacsik si limitava a poche note o delicati abbellimenti, dietro la voce di Gainsbourg o della Moreau. Con Carosone il chitarrista suonò in due periodi diversi e, specie nel secondo, il suo strumento divenne parte integrante dell’orchestra del napoletano, apportando nuova linfa jazz nelle sue divertenti composizioni.

Il suo stile chitarristico è serrato, aperto all’improvvisazione e a vaste soluzioni ritmiche, forte di una inequivocabile purezza di linguaggio e capace di trasformarsi a seconda del genere interpretato. In questo senso il musicista va interpretato solo parzialmente come un jazzista. Fu sicuramente un ottimo sessionman e solista be-bop, hard bop, bossanova e cool jazz (imprescindibile la sua lettura di “Take Five” del Dave Brubeck Quartet), ma seppe anche giocare e produrre buoni risultati in campo folk, pop e lounge, usando chitarra elettrica, classica, violino e violectra. Elek morì in America, in Illinois, nel 1993, dopo molte collaborazioni e alcuni riuscitissimi album solisti, come “Bossa Nova” del 1962, “Guitar Conceptions” del 1963 e “I Love You” nel 1975 (con Barreto, Nelson e Pizzarelli), dove suona il violino e la viola elettrica… Ancora oggi è, a torto, un nome poco celebrato del jazz europeo, probabilmente a causa delle sue molteplici collaborazioni in ambito pop. Si spera sempre in un ripensamento critico, ché non è mai troppo tardi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Completa la seguente equazione (anti-spam) * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Continuando la navigazione su questo sito web acconsenti all'utilizzo di cookies. Per maggiori informazioni consulta la Cookie Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

_<_ _R_