Intervista ad Antonio Mastrogiacomo: per chi suona “Suonerie”

Antonio Mastrogiacomo è un nostro collaboratore, diplomato in sassofono presso il Conservatorio Nicola Sala di Benevento. Ha fatto un disco intelligente, bello e innovativo. Dovremmo far finta di nulla, per salvaguardare il piano deontologico del nostro lavoro? Allontanarcene per allontanare il conflitto d’interesse? Ma quando mai! Ve ne parliamo e vi chiediamo di ascoltarlo, a cuor leggero e con orgoglio, perché vale molto, come esperimento concreto e pervasivo di sonorizzazione e library contemporanea, come figlio della grande tradizione artigianale del soundtracking italiano e parente originale del sistema accelerazionismo vapor-wave americano. Anzi facciamo parlare proprio lui, l’autore. Perché ci racconta “Suonerie” (Setola di Maiale, 2017) dal punto di vista migliore. E ci spiega cosa c’è dietro questo lavoro discografico realizzato montando, reimpiegando ed editando suonerie per cellulari.

Da dove vengono le 726 suonerie impiegate per comporre le tracce del disco?
Le suonerie vengono da una cartella zippata in stoccaggio su torrent. La stessa sarebbe diventata una libreria i cui campioni avrebbero riempito le ventisei sessioni multitraccia che compongono l’alfabeto che ordina il disco. In linea di principio, il concetto è semplice: ogni file audio può essere impiegato come suoneria. Uso e consumo. Dunque, una catalogazione decisamente accogliente quella delle “suonerie”.

Montaggio e reimpiego sono parole che si sentono spesso quando parli dei tuoi lavori, perché? 

Ho un rapporto abbastanza conflittuale con l’origine delle cose: preferisco impiegare quelle che stanno già lì. Ad esempio, non mi  interessa molto l’etimologia delle parole, eppure il loro posizionamento nel contesto – dunque, la loro funzione – mi solletica non poco. Ergo, mi piace trattare il reimpiego, che è come partire da quello che già c’è, e il montaggio per disporre ciò che c’è in modo altro.

Che significa mass music?
Significa che questa musica ritma la liturgia della comunicazione, in quello che è un nuovo patto fideistico con la teologia della merce ridotta a informazione. Le suonerie fanno da contrassegno sonoro.

Possiamo definire “Suonerie” un’opera aperta?
Certo. E questo significa che il potevo farlo anch’io non dovrebbe mettere a distanza il pubblico, ma esercitare una sorta di invito affinché tutti possano manipolare informazioni audio, ad esempio servendosi di Audacity. In effetti, le combinazioni di suonerie possibili non sono esaurite dalla mia personale organizzazione: come un puzzle che non esaurisce né i suoi pezzi né la loro disposizione.

Nelle note di copertina fai cenno a un lavoro sull’inconscio collettivo, qualcosa che si legge anche a proposito di pop art. “Suonerie” è un lavoro pop?
Suonerie” è un lavoro più che pop: appunto, mass. La traduzione della pop art non è affatto riducibile o paragonabile alla pop music: siamo su binari decisamente altri! Dunque, il ricorso alla definizione di mass music riabilita la musica, la rimette al suo posto nella società dei consumi, non come scelta volontaria di intrattenimento, ma come risposta automatica a un always on che passa attraverso il suono.

http://www.setoladimaiale.net/catalogue/view/SM3400

Autore dell'articolo: Music Addiction

1 commento su “Intervista ad Antonio Mastrogiacomo: per chi suona “Suonerie”

    Suonerie @ Oblomova | d.a.t.

    (1 dicembre 2017 - 12:58)

    […] 2 dicembre Antonio Mastrogiacomo presenterà il suo primo lavoro discografico “Suonerie”, edito recentemente dall’etichetta […]

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