Intervista a Renato Ferreira dei Trolleybus

 

Trolleybus

Renato Ferreira è un musicista brasiliano originario di San Paolo. Vive in Olanda, dove ha studiato composizione presso il Conservatorio de L’Aia. È attivo nella scena di improvvisazione libera di Amsterdam ed è parte di vari gruppi, sia come sassofonista che come contrabbassista.

Nei Trolleybus, Renato suona il contrabbasso insieme alla pianista-tastierista olandese Nora Mulder e al sassofonista Yedo Gibson (anche lui paulista). “Buiten Dienst” è il loro secondo album di impro-jazz per strumenti preparati e processati (autoprodotto nel 2014), che continuano a portare in giro in tour…

Abbiamo conversato con il musicista per conoscere meglio il suo universo estetico, lasciarci introdurre alla sua visione di musica elettroacustica e, ovviamente, per presentarvi i Trolleybus.

Come vengono scelti i suoni da mettere in un brano? Nell’improvvisazione conta di più l’impostazione musicale iniziale o l’arrangiamento?

Scegliere il suono giusto è un lavoro costante, un impegno che caratterizza tutta la vita di un improvvisatore. Per scegliere il materiale musicale da inserire in un brano, i musicisti devono prima di tutto prendere un po’ di distanza dalle proprie idee e dunque cercare di dedicarsi completamente alla struttura globale – alla musica totale che viene fuori dall’interazione del gruppo. Ci vuole volontà e potere di sintesi. Bisogna essere costanti e veloci. Quindi, proprio mentre suona, esprimendo la propria tecnica, il musicista deve stare attento a quello che gli succede intorno. Deve cogliere il senso musicale espresso dal gruppo e operare una svelta tra tre possibilità: suonare in accordo, suonare in contrapposizione oppure non suonare. Il materiale che ognuno alla fine decide di mettere nella musica è un prodotto della sua esperienza personale, che si basa su questo potere di sintesi.

Quanto contano preparazione, post-produzione e intervento sui suoni registrati?

Post-produzione e editing successivo contano molto poco. La registrazione di un gruppo di improvvisazione libera è sempre fatta dal vivo. Quindi la produzione di un disco consiste semplicemente nel portare tutti gli strumenti allo stesso livello, in equilibrio.

Generalmente la registrazione di un brano avviene in ambiente o in multi-traccia?

Quasi sempre multi-track. Non credo di aver mai sentito una registrazione di improvvisazione che sia stata carpita attraverso il multi-track…

Quanto la vostra improvvisazione è collegata a una “pianificazione” dei suoni?

Normalmente non c’è nessuna pianificazione. Alcune volte prendiamo qualche decisione in anticipo, ma di solito sono idee generali, tipo “facciamo un pezzo lento”… Ma questo è solo l’appiglio per cominciare un brano musicale. Poi ogni pezzo è alla fine il risultato dell’interazione dei musicisti presenti sul palco, quindi tutto può cambiare, evolvere, essere stravolto. La pianificazione nell’improvvisazione non è la regola, ma l’eccezione.

Per alcuni la musica elettroacustica rappresenta un genere aperto, vale a dire trasversale, e soprattutto libero dalla dittatura della tecnica. Pare quasi che le possibilità digitali vogliano fare a meno del concetto di “talento”, ancora molto decantato in altri contesti. Dall’altro lato, in questo tipo di musica sopravvive una lunga tradizione di ricerca nel campo ritmico e timbrico, dunque uno studio. Insomma, sembra che idealmente l’elettroacustica possa essere suonata proprio da chiunque… Eppure sono certa che potrai illuminarci sui limiti di questo pregiudizio…

Innanzitutto, dobbiamo stare attenti a questo tipo di argomento. I musicisti che hanno creato o sviluppato musica elettroacustica, come Stockhausen, Berio, Boulez o Varese avevano un’elevata preparazione estetica: il loro livello musicale era di direttori d’orchestra… Il fatto che oggi, grazie ai software digitali, chiunque possa costruire un brano di musica più o meno sensata è un altro discorso… Proviamo a trasporre questo argomento in un altro campo artistico: per esempio, sarebbe come dire che un bambino può fare poesia concreta mettendo insieme parole qualsiasi o arte concettuale scarabocchiando forme assurde su un foglio bianco. Oppure potremmo dire che adesso, con il telefono cellulare, qualsiasi adolescente può fare un film documentario. Fare musica non è diverso da fare cinema o poesia. C’è sempre bisogno di formazione, sia quella puramente tecnica che culturale, ossia quella fornita dalla società e dalla storia. Tutti gli artisti contemporanei studiano tecniche moderne e antiche. Alcuni studiano più il passato. Altri si concentrano sul presente. Alcuni usano più tecniche classiche, altri usano più tecniche contemporanee e vicine alla pop music. Sin dal principio del Ventesimo secolo, l’astrazione è stata incorporata in tutti campi artistici (visuali, cinema, letteratura, ecc.), e possiamo dire che nella musica non è stato diverso. L’improvvisazione libera è un capitolo dell’astrazione nella musica. È nata della fusione del jazz sperimentale degli anni ’60 con la musica contemporanea europea. Dire che chiunque può farlo è come la vecchia idea che chiunque può dipingere un Picasso…

Buiten Dienst

Parliamo di “Buiten Dienst” (In italiano “Fuori servizio”). I riferimenti ai mezzi di trasporto sono tanti… Perché questa tematica? Non mi dire che anche in Olanda avete problemi con autobus e treni sopressi… Vorrei anche sapere come il tema si lega ai brani proposti. Forse il disco intende essere una sorta di viaggio? Se sì, in base a quale criterio si è pensata questa successione?

La tematica del bus deriva dal nome del gruppo. Mi piace molto l’idea del trolleybus, la “filovia”, anche perché si tratta di un mezzo un po’ obsoleto. Non ci sono filovie in tutte le grandi città, ma solamente in alcune… “Buiten Dienst” significa in olandese “fuori servizio”, hai tradotto bene. Preferisco non dire tanto sull’interpretazione del nostro CD. Lasciamo questo punto aperto per l’immaginazione di ognuno.

Parliamo delle reazioni del pubblico: cosa accade quando vi esibite? A quali reazioni andate incontro?

Questo è imprevedibile. In Brasile, per esempio, c’erano dei bambini che ballavano nel nostro concerto. In Olanda la gente è così abituata a questa musica che non c’è nessuna particolare reazione. Siamo curiosi di come reagiranno gli italiani…

 

Autore dell'articolo: Ambra Benvenuto

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