Introduzione Alla Musica Elettronica
“Per musica elettronica si intende, in termini generali, la musica prodotta esclusivamente o prevalentemente con strumentazione elettronica”. Queste sono le prime righe che Wikipedia ci offre per spiegare in termini tecnici cos’è la musica elettronica. Ma in realtà non c’è un modo per definirla, non c’è una chiave per poterla decifrare. Possiamo però affermare che la storia dell’elettronica è materia molto ampia: tutto quello che oggi consideriamo catalogabile in questo maxi-genere è stato influenzato da grandi artisti, il cui ruolo trascende l’attività di semplici musicisti. Potremmo definirli veri e propri ingegneri elettronici, dato che nei primi anni ’70 non esistevano ancora computer così sofisticati, software né compressori, ma solo rudimentali sintetizzatori e sequencer che a quel tempo erano ancora un esperimento. Per poter far uscire un pezzo, un vero pezzo elettronico, bisognava davvero ingegnarsi su conoscenze tecniche, attraverso manipolazioni di nastri, oscillatori, macchine e sintetizzatori analogici. La tecnologia ha fornito a questo genere diversi modi su cui espandere sempre di più le proprie possibilità. E negli ultimi decenni ne abbiamo avuto prova con artisti che hanno saputo valorizzare davvero questo genere ancora poco conosciuto per quel tempo.
Il primo vero gruppo che ha avuto modo di sperimentare e creare un album elettronico sono stati i Kraftwerk, inventori del genere Kraut Rock, dove l’elettronica trova un posto sia a livello artistico e forse anche a livello concettuale. Sono da sempre considerati i pionieri assoluti del genere. Dopodiché miriadi di nuove band si sono susseguite e hanno studiato la scuola tedesca, ad esempio i Faust, i Can e i Tangerine Dreams.
I Kraftwerk erano due studenti del conservatorio di Dusseldorf. Ralf Hütter, cantante, percussionista, pianista e creatore di strumenti elettronici e Florian Schneider, flautista, violinista, sassofonista, chitarrista, tastierista e programmatore. Dopo aver esordito all’inizio degli anni ’70 con album di Rock informale e cosmico, nel 1973 pubblicarono “Ralf und Florian”, un disco in cui il loro sound si convertiva all’uso di minimoog e di altri primitivi sintetizzatori. Il successivo “Autobanh” fa invece uso massiccio di vocoder, di un EMS, un ARP Odyssey, l’ingombrante sintetizzatore simbolo della prima musica elettronica e di percussioni sintetiche, costruite da loro stessi. Rigidi, freddi, come le loro sonorità, tecnici, eclettici e robotici, i Kraftwerk si dimostrarono assolutamente lungimiranti nella creazione di suoni che hanno poi portato ad uno sviluppo e ad un mercato che nessuno conosceva e poteva immaginare fino a quel momento.
Negli anni ’70 e ’80 sono nate anche altre band che hanno dato un loro contributo e che hanno influenzato generazioni di ammiratori di questo genere ancora non del tutto conosciuto, citiamo i Cluster, Jon Hassel, Vangelis, i Suicide, Brian Eno, anche lui camaleonte della musica fino ai giorni nostri.
Dagli anni ’80 in poi iniziano a distinguersi alcuni importanti sottogeneri come il Synth Pop, i cui gruppi principali erano i New Order con il pezzo portante “Blue Monday” e gruppi di successo come i Depeche Mode, The Human League, i Pet Shop Boys e i Soft Cell con la conosciutissima “Tainted Love”! Da qui l’elettronica diventa un linguaggio utilizzato dai gruppi di Dark-Wave (Psyche, In the Nursery), Industrial (Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Coil, Current 93, Einstürzende Neubauten) Acid House (Bomb The Bass, Paul Oakenfold), Italo Disco (Alan Taylor, La Bionda, Righeira) e Techno (Juan Atkins, Derrick May, fondatori della prima techno che proveniva da Detroit, genere ancora molto aprezzato e richiesto nei club di tutto il mondo). E come non citare il re della Techno berlinese, fondatore dell’etichetta Minus, Richie Hawtin, anche noto come Plastikman. Questi iniziò la sua fortunata carriera nel 1991 e facendo tesoro dei fondamentali consigli del compositore e musicista elettronico Karlheinz Stockhausen sviluppò sempre di più il concetto di ritmo. Apprezzatissimo per le sue strumentazioni sofisticate, per essere acuto nell’uso di nuove tecnologie, si distingue per la sua bravura e per le sonorità molto particolari, riuscendo a farne un tutt’uno nei suoi innumerevoli dj set (ai quali ovviamente ho assistito!!). Richie insieme a Sven Vath, Jeff Mills e il già citato Derrick May sono diventati riferimenti fondamentali per la Techno, anche se definirli solo come semplici produttori techno è riduttivo. Posso dire che le loro pubblicazioni sono ogni volta delle perle.
Nel corso degli ultimi anni si sono sviluppati stili sempre più diversi, suoni contrastanti, idee di fare elettronica molto personali. Cito gruppi come i Prodigy che si addentrano in suono di cassa puramente techno, oppure i Chemical Brothers, gruppo che sicuramente ha sperimentato molto nel corso degli anni e che ha saputo sempre rinnovarsi. Il gruppo di punta degli ultimi anni è stato sicuramente quello dei Daft Punk, duo francese, che chiaramente ha sfruttato a pieno il dono delle nuove tecnologie nell’audio e nel digitale, creando un french-sound assolutamente innovativo e direi spaziale, con effetti in stile Star Wars. Non li abbiamo mai visti in volto perché una delle loro particolarità è proprio l’uso di componenti visive, come i caschi che indossano in stile Tron Legacy (film di cui hanno curato l’intera colonna sonora). Hanno collaborato con artisti del calibro di Kanye West, con il remix della più conosciuta “Harder, Better, Faster, Stronger” e, non meno importante, hanno vinto due Grammy Awards. E questo è solo un piccolo esempio di come la musica elettronica si sia sviluppata nel tempo, contaminandosi con linguaggi pop. Grande è infatti l’influenza dei Darf Punk, ne abbiamo prova con un altro duo francese, i Justice, diventati dj e produttori per caso, strumentali e graffianti. Una band che ha saputo raccogliere le lodi del pubblico tra tradizione House/Funk, contaminazione electro ed anche Rock, come si può notare nell’ascolto dell’ultimo album “Audio Video Disco” .
In breve, questa è l’evoluzione di un genere ancora sconosciuto per molti, anche perché questa è solo la parte introduttiva. Per la musica elettronica, quella più nascosta, quella che c’è ma non si legge sui giornali e per tutto questo ci sono io!









































