White Noise – An Electric Storm

White Noise - An Electric StormDavid Vorhaus era un giovane americano, un contrabbassista di estrazione classica, giunto per questioni di studio e passione culturale a Londra nella seconda metà degli anni ’60. Durante le sue puntate al Politecnico incappò in un interessante corso di teoria musicale elettronica gestito da Brian Hodgson, produttore e compositore della BBC Radiophonic Workshop, e Delia Derbyshire, sound artist per la Decca, autrice di library music, commentatrice sonora, assistente di Luciano Berio, compositrice e addetta agli effetti acustici speciali per la serie Doctor Who (e anche lei punto fermo della BBC Radiophonic Workshop). A Vorhaus girava da tempo nella testa l’idea di creare una band pop dai suoni sintetici ed elettronici e quando incontrò i due relatori del corso si rese conto che la tecnica di Delia e Brian era proprio ciò di cui aveva bisogno. Nacque così, nel 1968, una band di sperimentatori chiamata White Noise. Il progetto iniziale era registrare un singolo, approfittando degli studi e delle apparecchiature della BBC, quel Kaleidophon studio, al numero 281 di Camden High Street in Camden Town, che la stessa Delia aveva contribuito a equipaggiare. E Delia, naturalmente, aveva le chiavi della sala… Così, nottetempo, i tre erano soliti irrompere tra i macchinari, gli amplificatori, i nastri e i synth primitivi del palazzo per creare la propria musica a scrocco e in totate libertà.

Vorhaus si occupava della registrazione degli strumenti a corda e degli arrangiamenti. Derbyshire e Hodgson si diedero da fare con nastri, manipolazioni via banco e piste, effetti, sovraincisioni ed esperimenti con un EMS Synthi VCS3. Dopo aver registrato un brano, “Love Without Sound”, che sarà poi il primo pezzo in scaletta, il gruppo continuò a produrre musica. Un assurda collezione di brani pop contaminati da effetti sonori alieni, giochini sperimentali, sovraincisioni, percussioni concrete in loop, suoni sinistri, gemiti e umori spaziali.

Un tipo della Island ascoltò la canzone e si innamorò del progetto. Decise di produrli. E ai White Noise venne proposto un contratto. Nacquero così l’oscura e lasciva “My Game of Loving”, la comica e granguignolesca “Here Come the Fleas” e l’assalto proto-industrial “The Black Mass: An Electric Storm in Hell”. Delizie psichedeliche e sperimentali, lungimiranti dal punto di vista stilistico e inquietanti in termini di effetto finale.

I White Noise si dimostrarono degli innovatori totali per l’uso di tecniche e macchine innovative. Le loro intuizioni sci-fi furono scippate da gente come Pink Floyd e United States of America. La volontà di mischiare linguaggi pop (folk inglese, beat, rock e psichedelia), belle melodie, attenzione per gli arrangiamenti, con la sperimentazione elettronica e la music library più spinta era per il tempo pura avanguardia. E, nonostante il tempo passato, certe canzoni conservano ancora intatto il loro fascino.

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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