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The Smiths – Meat Is Murder

The Smiths - Meat Is MurderA sedici anni non capisci tutto della vita, ma sai esattamente cosa ti manca per essere felice, perché sei più vicina a te stessa, alla tua parte vera: sei i tuoi difetti, le tue paure, fino in fondo. Cerchi di distrarti da quella fissa, di dimenticare, provando a concentrarti su problemi più piccoli e desideri più superficiali. Eppure sai benissimo cosa c’è che non va. Lo senti e lo ammetti, ma non vuoi affrontarlo, non ce la fai. Fantastichi davanti allo specchio una faccia diversa, sogni il momento in cui potrai andare dal chirurgo a farti raddrizzare le ginocchia strabiche e farti limare la gobba sul naso, provi a modificare la voce e il modo in cui ridi, vai alle manifestazioni contro Berlusconi, bevi per sentirti grande, frequenti gente assurda per spiare il loro divertimento, rispondi alle telefonate anonime del ragazzo più stupido e brutto della scuola gridando parolacce e bestemmie che credevi di non poter mai usare e commenti i film scemi che non hai visto con le amiche vipere su MSN.

A sedici anni decidi di te stessa in un attimo.

In un minuto sei pronta a cambiare credo, amore, posizione, gusti, progetti e colore di capelli. Ti basta leggere sulla copertina di un album che la carne è un assassinio per rivoluzionare la tua dieta. Non sei sciocca. Non sei ingenua. Sei viva. Hai bisogno di provare a te stessa la tua stessa esistenza e non hai paura di seguire le tue emozioni.

Poi cresci. Impari a ponderare, a diffidare, ti convinci che sai quasi tutto quello che dovresti sapere e che non c’è niente che ti farà mai felice. Lasci perdere quello che non va e ti applichi solo sui piccoli ostacoli, perché a furia di mangiarti le unghie ti sei trasformata in un roditore diffidente. Ti accontenti di dare la colpa agli altri e di startene al riparo. Ti imponi di dimenticare, di abituarti. Non credi più in te stessa, ma te ne fai una ragione perché forse è meglio così. Sei uguale a chi odiavi e ti vesti come una ragazzina quando dovresti fare la seria e come una vecchia quando potresti fare la stronza. Poi ascolti “Well I Wonder” (… Gasping but somehow still alive, this is the fierce last stand of all I am. Gasping, dying but somehow still alive, this is the final stand of all I am. Please keep me in mind.) o “I Want the One I Can’t Have” e ti ricordi di com’eri al liceo. E come? Eri meglio? No. Non esiste. Era una tragedia senza senso, senza poesia e con il pubblico sbagliato. Ma forse a quell’età sapevi ancora emozionarti e cogliere la profondità di una musica così romantica e disperata. Ora ne saresti capace? Solo di riflesso, solo con la nostalgia.

“Meat Is Murder” è questo. Un album per spiriti sensibili, emozionabili ed emozionati. Per nostalgici. Non significa che è musica per adolescenti e che se non ami gli Smiths da giovane non li capirai mai… Sono grandi sciocchezze, frasi fatte. L’adolescenza c’entra in termini lirici, perché Morrissey racconta quelle cose lì, di quando era un ragazzino problematico a Manchester, in una scuola da schifo, tra bulli, cretine che si danno le arie, desideri inconfessabili e povera gente che non ha niente. E poi c’è che la loro musica è giovane e profumata. Non fatta per giovani o rivolta al mercato giovane, ma giovane in sé, e anche oggettivamente bella. Con un cantante così appassionato e comunicativo, un chitarrista così sensibile, creativo e preciso e delle melodie tanto speciali che sembrano fiori di primavera… no, non si può sbagliare. Sembra tutto facile, ma non lo è proprio per niente. Non sono canzonette e non è pop. È rock pulito e originale, materiale d’autore che si butta ora sul funky (“Barbarism Begins at Home”), ora sulla new wave (“The Headmaster Ritual”) o sul rockabilly (“Rusholme Ruffians”), mantenendo sempre quella impostazione unica dettata da una leggerezza melodica assoluta.

Se riesco anche solo ad ammettere che un tempo avevo il coraggio di capire che c’era qualcosa da risolvere in me stessa è grazie a loro. Se non mangio carne è grazie a loro. Se riesco a giustificare e sopportare gli anni ’80 è grazie a loro. Se c’è qualcosa di bello che posso condividere con mio padre è grazie a loro… A Morrissey e Marr. Due amici sconosciuti ma sempre vicini da cui ricevere telefonate anonime sorprendenti, dolci e raffinate. Era il 2009. Un pazzo tirò una statuetta del duomo contro Silvio Berlusconi, mio padre mi regalò un giradischi e questo vinile. Sì, questo disco che continuo ad amare senza remore e a cui dedico solo pensieri dolci e grati.

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