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Siouxsie and the Banshees – Nocturne

Siouxsie and the Banshees - Nocturne(Non si esce vivi dagli anni 80)

Tendenzialmente aborro qualunque cosa che si chiami cover barra tribute band: trovo un po’ triste, se non addirittura biasimevole, mettere il proprio talento musicale interamente al servizio dell’altrui emulazione e/o celebrazione. Per fortuna talvolta sono disposta ad attenuare le mie risapute e inutili rigidità, e cedo volentieri al disimpegno (anche perché sennò che palle, diciamolo).

A proposito di “cedere”, mi è capitato qualche settimana fa in occasione di un live a Nola (precisamente al White Angel, nuovo avamposto della nostalgia new wave campana): suonavano i Next Step, tribute band “ufficiale” italiana di Siouxsie and the Banshees, che celebravano il trentennio del live Nocturne. E, vi dirò, mi sono proprio divertita. Non solo perché Sara Paone è veramente notevole (vocalmente e scenicamente), ma anche perché riascoltare l’intera track list dell’album, fedelmente riprodotta, mi ha fatto ripensare a quell’evento, svoltosi nell’anno della mia nascita: il Royal Albert Hall “profonato” da orde di gioventù nerovestita e crestata, accorsa a rendere omaggio alla band simbolo della scena post-punk/dark/new wave di quegli anni, capeggiata da quella che già allora era un’icona, e che lo è rimasta: di uno stile vocale, di una presenza, di un’intera estetica.

E quindi ho deciso di fare un pezzo su questo album, che al di là della pregevolezza artistica (su cui possiamo discutere), è indiscutibilmente il tassello di una storia che arriva sino ai giorni nostri: un filo misterioso che dagli anni ’80 (era precisamente l’ottobre dell’83), giunge sino alle reviviscenze odierne di tutto ciò che agli anni ’80 è sopravvissuto (nonostante qualcuno sostenesse che dagli anni 80 non si esce vivi – e in effetti è così: sono solo fantasmi, ma sono fottutamente tra di noi).

La copertina: le geometrie e i colori tipici degli albori del postmodernismo grafico made in Eighties. L’intro: un passaggio della Sagra della Primavera di Stravinskji. Il primo brano-manifesto: la suggestiva e controversa “Israel”, il cui tema è il dolore del popolo israeliano (e questo fa un certo effetto: 1) perché la cara Susan Janet Dallion, aka Siouxsie Sioux, aveva per un periodo sfoggiato provocatoriamente svastiche naziste; 2) perché fa specie lo scoperto schieramento e la totale assenza di riferimenti alle sofferenze dell’altro popolo interessato dalla vicenda israeliana, vale a dire quello palestinese, dei cui dolori nulla si dice). Il secondo brano: una riuscita ed emozionante cover dei Beatles, “Dear Prudence”  (che per la cronaca era stata scritta per la sorella di Mia Farrow durante il periodo in cui alcuni dei Beatles si ritirarono in preghiera presso l’ashram del Maharishi, e che le fu cantata per scuoterla dallo stato di trascendenza in cui si era rinchiusa da settimane, rifiutando persino di alimentarsi). Poi le mediamente rappresentative “Paradise Place” e “Melt!”, il riff inconfondibile di “Cascade”, l’altrettanto celebre giro di basso di “Pulled to Bits”, e poi in serie alcuni episodi vagamente trash (ma è quel tamarro che ai darkettoni nostalgici come la sottoscritta piace sempre un po’), che vanno da “Nightshift” fino a “Happy House”. E quindi la bella “Switch”, “Spellbound”, di nuovo i Beatles, ancora più irriconoscibili nella versione siouxsiana di “Helter Skelter”, e infine le più psichedeliche: “Eve White-Eve Black” e “Voodo Dolly”.

Non posso dire che questo sia un disco bello tout court: molte cose, ancora oggi, non mi tornano al cento per cento, e mi viene da storcere il naso per alcuni passaggi oggettivamente non felicissimi. Detto ciò, trattasi di perla altamente iconica, pur nella sua occasionale bruttezza, e merita senz’altro un posto nella vostra collezione di vinili, o più semplicemente nella vostra playlist, perché questa è gente che ha smosso le montagne, ha contribuito a creare una scena, ha dato forma a qualcosa di cui ancora oggi ci nutriamo.

1 comment

  1. CLAUDIO

    NON MI E’ PIACIUTO PER NIENTE IL TUO SCRITTO, TI PERMETTI DI GIUDICARE UNA DEA COME SIOUXSIE IN UN PERIODO NEL QUALE NEANCHE ERI NATA.
    DIREI DI INIZIARE, PRIMA DI ARRIVARE AL SUBLIME, A CANTANTI MINORI PER POI PIANO PIANO, PASSARE ALLA CATEGORIA SUCCESSIVA.
    CLAUDIO

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