Rory Gallagher – Irish Tour
Nel 1974 esce “Irish Tour” il secondo album live del cantante/chitarrista irlandese Rory Gallagher.
“Irish Tour” è uno dei dischi live più belli di sempre, in grado di conservare e tradurre quel contatto, quella particolare estasi, che s’instaura tra pubblico e musicista durante l’esibizione dal vivo.
Nonostante l’età, questo disco è ancora attualissimo e lo dimostrano le vendite durante gli anni (oltre due milioni di copie), che hanno portato, nel 1998, a una versione rimasterizzata. In più ci ricorda un periodo abbastanza problematico della storia irlandese, alla quale Gallagher non fu mai indifferente. La tappa di Belfast è quasi emblematica: la città era scenario di una vera e propria guerra civile (a due anni appena dal Bloody Friday) e il chitarrista volle manifestare la sua empatia e la sua partecipazione, con la sua musica e la sua sensibilità.
Con questo album Rory Gallagher confermò al mondo intero la sua fama di grande interprete live, già acquisita con il “Live in Europe” del 1972. Ma in questo lp si percepisce un’ulteriore maturità nel modo di suonare e di cantare, dato anche dall’incremento (del 1973) degli strumenti utilizzati nelle canzoni (ricordiamo, infatti, l’introduzione della tastiera nelle canzoni). Ogni traccia è la dimostrazione dell’incredibile capacità tecnica di Gallagher, la cui chitarra si amalgama semplicemente e perfettamente con tutti gli altri strumenti (il basso di Gerry McAvoy, le tastiere di Lou Martin e la portentosa batteria di Rod de’Ath). La voce stessa diventa parte integrante del suono della chitarra.
Il disco si apre con l’acida “Cradle Rock”, che con un breve assolo di chitarra prepara l’ascoltatore a essere investito dall’uragano Gallagher. “I Wonder Who” (mutuata dal suo idolo Muddy Waters) è la seconda traccia in scaletta, un blues impeccabile, come impeccabile è l’esecuzione del brano. Il ritmo si alza con la splendida “Tattoo’d Lady”, declinazione in stilema Hard-rock e forse il momento migliore del disco. Ancora blues in dodici battute, anche se scosso da tensione rock, con “Too Much Alcohol”, brano storico di Benjamin Hutto. “As The Crow Flies” (cover del chitarrista roots rock Tony Joe White) è il quinto brano del disco, eseguito solo con voce, chitarra resofonica in slide e armonica. Segue “A Million Miles Away”, uno dei brani più celebri di Rory Gallagher. Dieci minuti di pura bellezza elettrica. “Walk on Hot Coals” è un’altro sbalzo dalla sedia, molto dinamico e con un ritmo percussivo molto potente. Siamo al settimo brano ed è ancora super Gallagher. E non finisce qui! “Who’s That Coming?”, nuovo hard Blues in slide, richiede ancora una volta di alzare il volume dello stereo. Con “Back On My Stompin’Ground” possiamo dire che si conclude il disco, che in realtà viene accompagnato alla chiusura da “Maritime”, brano di soli 33 secondi…







































