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Os Mutantes – A Divina Comédia ou Ando Meio Desligado

Os Mutantes - A Divina Comédia ou Ando Meio Desligado“A Divina Comédia ou Ando Meio Desligado” è il terzo album dei brasiliani Os Mutantes. Siamo nel 1970, annus horribilis (in decade malefica) per la Tropicalìa, stile artistico “antropofago”, che spinse i musicisti brasiliani a superare la tradizione samba e bossanova, per confrontarsi con le altre culture estetiche popolari del mondo, i suoni anglosassoni (The Beatles su tutti), per carpirne il meglio e far evolvere lo spirito della gioventù brasiliana. In tale anno Caetano Veloso e  Gilbert Gil, eroi del movimento, scelgono l’esilio londinese, per sottrarsi alla persecuzione del governo brasiliano e gli Os Mutantes abbandonano la matrice puramente tropicalista, sperimentando nuove rotte più marcatamente rock, artistiche e occidentali, aiutandosi con molta cannabis e piante psicotrope raccolte nella foresta (ayhausca, mytragina speciosa e ipomea violacea, per gli estimatori della narcosi).

Il titolo dell’album è una dichiarazione di surrealismo psichedelico: la divina commedia ovvero sono un po’ disconnesso. Il suono è appunto qualcosa di estremamente mutante: un irriverente golem di garage, beat, psichedelia, bossa, Tropicalìa, folk europeo, pop e follie disparate. Si dice che il gruppo fosse totalmente a digiuno di teoria musicale, che abbia costruito da sè i propri strumenti musicali (chitarre d’oro e batterie fatte con scatolette di latta), gli effetti e i pedali e che abbia dovuto inventarsi quasi dal nulla il proprio ideale di psichedelia, non potendo ascoltare gli originali inglesi o americani, a causa della censura brasiliana. E probabilmente, c’è del ricamo letterario in queste notizie, ma è comunque impossibile non riconoscere la formidabile originalità del gruppo, che in questo mitologico disco esprime una creatività ambigua e vitalistica, impreziosita da suggestioni magiche e lisergiche, che di puramente brasiliano presenta solo qualche accento.

Il gruppo era formato dai fratelli Arnaldo (basso e tastiera) e Sergio Dias Baptista (chitarra), dalla carismatica cantante Rita Lee e dal batterista Dinho Leme. Il primo mito da sfatare è quello sull’incapacità tecnica degli Os Mutantes: Arnald Baptista è un bassista geniale e un buon organista, Sergio Baptista sa giocare con la sua chitarra, fuzzarla a dovere e creare ricami effettistici davvero sofisticati e Dinho Leme si dimostra un batterista dal tocco personale e originale. Grande merito va anche a Rogerio Duprat (musicista brasiliano allievo di Stockhausen e riconosciuto interprete dell’avanguardia musicale novecentesca), arrangiatore dell’opera, qui brillante più del consueto.

Il secondo pregiudizio leggendario riguarda il paraculismo del gruppo paulista, accusato di aver abbandonato la causa tropicalista per quieto vivere (per non fare la fine di Veloso): in realtà, gli Os Mutantes furono il più scandaloso gruppo brasiliano dell’epoca, provocatorio in tutti i sensi (il retro copertina mostra il trio a letto in attaggiamento livemente incestuoso). Per indole e background i mutanti risultavano forse più insofferenti dei colleghi a tutte quelle etichette politiche o di genere che all’epoca davano garanzia di seguito e struttura intellettuale. L’iniziale “Ando Meio Desligado” è, in questo senso, un piccolo manifesto di libertà estetica, un incalzante gioco garage-psichedelico, diretto da influenze funk alla Sly & The Famiy Stone, cadenze lounge e da un’ambigua sensualità di matrice brasiliana, mirabilmente contaminata da gusto hendrixiano nell’assolo di chitarra. La luce brillante del sole del Tropico splende psichedelica sul beat circense di “Quem Tem Medo De Brincar De Amor”: effettini sibilanti e crescendo organistici gorgogliano e rimbalzano sorridenti, la batteria cavalca serrata e la voce cresce e si ripiega, come un’onda, avvinghiandosi al ritmo. Stupefacente il risultato della perla esoterica “Ave Lucifer”, dove il melodico canto sacrale di Rita Lee si consuma e si sbriciola ardendo al fuoco infernale di una musica arcana e suggestiva, ebbra dell’arrangiamento folk di chitarra classica e tastiere. Una danza macabra, spaventosa e suadente come un occulto mistero tribale. “Desculpe Babe” è una bossa a doppia voce dalle aperture melodiche beatlesiane. “Hey Boy” è uno scherzo doo woop alla Skyliners, con graziose divagazioni ritmiche e stilistiche. In “Chao de Estrales” lo sperimentalismo si prende gioco della tradizione brasiliana, della musica concreta contemporanea e del jazz, mischiando generi e arrangiamenti in un collage sonoro caricaturale dal risultato bizzarro e intelligente. “Haleluia” scherza con i santi, riproponendo un canto ecclesiastico con organo e coretti da chiesa. La finale “Oh! Mulher Infier”, introdotta da un’ardita intro di batteria, è una selvaggia improvvisazione fuzz, in cui Sergio Dias Baptista sfoga tutto il suo sperimentalismo chitarristico. Un brano, quest’ultimo, sconvolto da allucinati intramezzi pianistici e percussioni tribali: un episodio di avanguardia naif, ancora una volta senza precedenti e paragoni.

Più di un gruppo di culto, o di una esotica band importante per Kurt Cobain, Beck, David Byrne e Devendra Banhart, gli Os Mutantes sono una delle più importanti esperienze brasiliane in campo rock di tutti i tempi, la storia di una lunga e affascinante carriera, con all’attivo un capolavoro come “A Divina Comédia ou Ando Meio Desligado”, che è davvero un gioiello. Ma di quelli preziosi.

“…Vem amor
Que um paraíso
Num abraço amigo
Sorrirá pra nós
Sem ninguém nos ver
Prometo
Meu amor macio
Como uma flor
Cheia de mel
Pra te embriagar
Sem ninguém nos ver”

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