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Om – Variations on a Theme

Om - Variations on a ThemeNel 2005, sette anni dopo lo scioglimento degli Sleep e la tormentata vicenda del loro album di culto “Jerusalem”, esce il primo disco degli Om: “Variations on a Theme”. Un viaggio impegnativo, implacabile e atmosferico verso l’esaltazione mistica generata dalla reiterazione, dall’ossessiva ripetizione del saturo mantra sonoro e del drone. Qui lo stilema doom supera per ispirazione e spiritualità ogni retaggio stoner e si apre a una nuova dimensione sacrale, olistica, contemplativa, pur restando fedele ai comandamenti sabbathiani e all’esasperata estetica iconoclasta degli Sleep. Gli Om sono formati da quella che fu la sezione ritmica della stoner-doom band californiana di “Holy Mountain” e “Jerusalem”, ovvero Al Cisneros, voce e basso, e Chris Hakius, batteria. Due musicisti controcorrente, troppo cupi, introversi e settari per dialogare con la scena indie e alternativa, troppo grezzi e liberi per associarsi ai reflussi della compagine metal.

L’assenza della chitarra non pregiudica la potenza e la pesantezza del suono, qui condotto verso atmosfere nere, ipnotiche e drammatiche dai colpi profondi del basso distorto e corposo di Cisneros. Il tema dominante si basa su un unico riff ribassato, intorno al quale si sviluppa il sentimento di estraniazione, poi di coinvolgimento ed estasi da esicasmo, fino alle impercettibili o contrastanti variazioni suggerite dal titolo. L’aggressività rock è sintetizzata dal drumming robusto e drogato di Hakius, tutto giocato sull’enfasi di tocchi secchi sui timpani, crolli sul rullante e accenti sui piatti, come in una marcia epica e rituale. Il ritmo suggerito è quello di una processione funebre. I rintocchi di cimbali e i tonfi di grancassa evocano il passo empio di un mostro neotestamentario che procede lento e mastodontico in testa alle fila dell’esercito apocalittico. Un nuovo leviatano, un essere ambiguo e spaventoso, così com’era stato nel capolavoro mai troppo celebrato di “Jerusalem”. La voce si aggiunge salmodiante, monotona, tenendo insieme tempo e frammenti minimali di armonia. L’ispirazione di partenza è nel canto rituale tibetano… Se l’effetto musicale pare nel suo insieme sperimentale, dobbiamo comunque tener conto dell’approccio tecnico ed espressivo del duo, sempre ancorato a soluzioni minimali, primitive, istintive, che sfiorano l’estetica metal solo in termini di pesantezza e distorsione.

A chi scrive di musica, me compreso, capita quasi a ogni giro di abusare di termini spropositati e retorici, di frasi fatte e ad effetto, richiamando concetti o suggestioni tracotanti, aggettivi drammatici e sensazionalistici, che ovviamente non hanno alcun tipo di riscontro reale con la materia trattata. Indichiamo quel brano come “devastante”, quel riff come “mostruoso”, quella canzone come “assurda” o “spaventosa”, quando in realtà ciò che ascoltiamo e di cui scriviamo ci entra ed esce dalla testa senza smuovere neppure mezza reazione emotiva. Ci tocca alterare la logica del reale con retorica letteraria, fingerci fruitori romantici che si lasciano trasportare e scandalizzare dal sublime potere della musica. Ma sono tutte scemenze, o meglio, mezzucci di espressione pigra, senza giistificazione e senza eleganza. Ma a proposito degli Om, quasi quasi, non mi vergogno a utilizzare certi termini. Perché questa musica riesce davvero a coinvolgermi e inquietarmi. Nulla di angosciante o metafisico, sia chiaro. È un attimo, una sensazione minima. Ma che vale infinitamente.

Da questo esordio gli Om svilupperanno una musica sempre più ossessiva ed estatica, fino alla relativa rarefazione atmosferica e dronica degli ultimi dischi in catalogo. Il doom spirituale che oggi sembra voler tornare alla ribalta deve tutto a questo album del 2005, distribuito dalla Holy Montain e prodotto artisticamente dagli Om con Billy Anderson (maestro della scena drone, musicista con Melvins, produttore con Fantomas e Sleep). Questo è un disco che bisogna tenere presente come raro esempio di sublime postmoderno. Qualcosa che unisce idealmente passato stoner e futuro dronico, mistica e mondanità, durezza e trasparenza. E gli Om sono un gruppo fondamentale del rock estremo americano.

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