Notwist – Neon Golden

Presenti sulla scena musicale da più di 20 anni i Notwist, band tedesca che canta in inglese, guidata da Markus Acher, si è per lungo tempo espressa solo in collaborazioni, grazie alle quali il talento eclettico e del tutto originale di questo quartetto emerge già chiaramente.

Neon Golden, album del 2002, è probabilmente il più riuscito del gruppo grazie al perfetto mix di musica elettronica e arrangiamenti orchestrali, ben costruiti e dalla struttura complessa, e alla capacità di restituire all’ascolto dei suoni semplici, diretti e straordinariamente leggeri.

E per cogliere questo, che è il senso più profondo del disco, non sono necessari troppi ascolti; basta, per comprenderlo, già l’incipit dell’album, “One step inside doesn’t mean you understand”, vero e proprio inno di una bellezza malinconica, la cui delicatezza viene ben resa dal suono leggero degli archi, dalle lievi note di piano e dalle trombe decise, ma non per questo meno delicate. Ma il brano che apre Neon Golden è solo il più riuscito e affascinante dei 10 brani, tutti allo stesso modo suggestivi, che compongono l’album e che dimostrano, ancora una volta, la capacità dei Notwist di riuscire a riunire nuovi orizzonti sonori con la scrittura di composizioni dal sapore decisamente classico. E di esempi di questo tipo in Neon Golden ce ne sono davvero tanti; dal folk-blues del brano che dà il nome all’album al pop elettronico di “Pilot”, passando per la melodia nettamente più oscura di “Pick up the phone” e per il sapore indie-rock di “One with the freaks”.

Il tutto si staglia su un sottofondo di preziosi intrecci ritmici e di una freschezza compositiva che finisce con il creare un filo di congiunzione tra tutti i brani dell’album sino a giungere, in fondo al disco, a “Consequence”, una malinconica ballata carica di emozioni, dove l’elettronica è appena accennata.

Volendo individuare il pregio principale di “Neon Golden”, il più evidente sarebbe certamente la capacità del gruppo di fondere in maniera del tutto naturale e spontanea un’estrema varietà di generi del tutto opposti. Ampio spazio viene lasciato, infatti, agli strumenti a corda, così cari alla cultura mitteleuropea, ma anche ai suoni più sperimentali dell’elettronica, ai tratti più caratteristici dell’indie, senza per questo disprezzare qualche nota di spensieratezza decisamente pop.

La prima cosa che si pensa ascoltando Neon Golden è che ci troviamo dinanzi a un disco decisamente riuscito e senza dubbio molto più omogeneo rispetto all’album precedente, “Shrink”, dove la varietà delle atmosfere e l’ottima commistione dei generi ci restituisce un’eccellente prova di maturità stilistica e una fin troppo evidente abilità creativa.

Insomma un disco finalmente dotato di vera anima e di una fitta serie di intuizioni che ne hanno fatto uno dei migliori album della band, nel quale, tuttavia, non si esaurisce e si spiega del tutto il talento di questo gruppo che ha davvero ancora molto da dire e da dare.

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