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Matching Mole – Matching Mole’s Little Red Record

Matching Mole - Little Red RecordIl libretto rosso, la dialettica e l’evoluzione storica della psichedelia. “Little Red Record” è il secondo album del gruppo dei Matching Mole, storica band della scena “Canterbury” guidata da Robert Wyatt. Siamo nel 1972 (un anno prima della tragedia personale dell’artista) e il batterista ha ormai compreso tutto valore del suo nuovo gruppo. Per questo decide di lasciare più spazio ai suoi compari in fase compositiva e di osare ancora qualcosa in più sul piano della sperimentazione. Il suo lavoro si focalizza sui testi, maggiormente critici e politici rispetto al passato. Nasce così un album fondamentale per lo sviluppo del nuovo rock progressivo in salsa fusion. MacRae prende il posto di Sinclair alle tastiere e Robert Fripp dei King Crimson interviene come produttore dell’opera. Brian Eno compare al synth in “Gloria Gloom”.

Il primo brano del disco ha un titolo chilometrico, “Starting In The Middle Of The Day We Can Drink Our Politics Away”, che viene recitato al rallentatore sullo scorrere di un malinconico giro di piano, e sembra una specie di mantra annoiato, una stanca dichiarazione di guerra. Il secondo brano “Marchides” si prolunga per più di otto minuti, contorcendosi come un’improvvisazione drogata: le tastiere e le chitarre suonano aggressive e bizzarre, l’arrangiamento è coraggioso, ricco di elementi eterodossi, ma spesso ridondante. Ottimo il riff di “Nan True’s Hole”, distorto e malvagio, sul quale ciarla la straniante voce dell’attrice Julie Christie. L’atmosfera si fa più inglese e fantastica con “Righteous Rhumba”, dove la sperimentazione è soprattutto vocale. Più avanti c’è un bellissimo assolo ubriaco del chitarrista Phil Miller, sostenuto da accordi strappati di piano jazz. Il lato A si chiude con “Brandy Come in Benj”, un pezzo di quattro minuti costruito su bei suoni di chitarra e decisivi solo tastieristici.

In “Gloria Gloom” Brian Eno si diverte con il suo sintetizzatore dando vita a un pezzo dronico. Dilatazione, dissolvenze e accenni di musica concreta rendono il brano “molto Eno”, appunto, e quindi un po’ noioso e fuori atmosfera. “God Song” è una piccola ballata per chitarra acustica e basso. Wyatt invoca e schernisce la divinità con voce camuffata ed enigmatica. In “Flora Fidgit” si riaffaccia la psichedelica inquadrata da sonorità fusion. “Smoke Signal” è l’ennesimo esperimento di commistione tra linguaggio Rock e Jazz. L’apporto di MacRae, senza dubbio, dirige il gruppo verso un universo di schemi fusion, che alla lunga possono risultare un po’ rigidi. Ma i testi di Wyatt e la ricerca spaziale delle composizioni è ancora oggi molto interessante. Ogni canzone dell’album sembra immersa in un potente solvente alcolico, che rende scivolosi e molli anche i passaggi più arditi o sostanzialmente pesanti.

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