Goat – World Music

Goat - World MusicUna lezione di umiltà dagli sciamani svedesi

Di loro qui si era già opportunamente parlato nell’ottobre scorso; io, nel mio piccolo, oggi mi sento di approfondire giusto un po’ l’argomento, spero non troppo fuori tempo massimo (leggasi: a scoppio ritardato).

Voglio parlarne non solo e non tanto perché questo disco è incontrovertibilmente interessante, e  perché i Goat sono completamente fuori di testa e meritano tutta la nostra curiosità per quant’altro vorranno regalarci per l’avvenire, ma soprattutto perché dietro il loro album d’esorfio “World Music” (edito dalla Rocket Recordings), c’è una vicenda che mi riguarda, e che desidero condividere col popolo di Musicaddiction.

Prendete una che ormai si era arresa all’inesorabile superiorità del sintetico; una che andava predicando – con raccapriccio di tutti i suoi amici musicisti (soprattutto della collega nonché sorella fenderiana doc) – che tutta una serie di strumenti fossero inequivocabilmente deceduti, superati, kaput;  una che sosteneva che un’intera gamma di effetti andasse sdegnosamente archiviata (o rivenduta al miglior offerente); una che trattava con snobismo abbastanza insopportabile interi capitoli della storia della musica (dall’hard rock al grunge)… Quella tipa odiosa ero (sono) io, e vi sto raccontando la mia crisi esistenziale dell’altro ieri.

Nello stereo di Frusciante ascoltavo questo condensato di selvatichezza tribale, che a tratti mi diventava psichedelia purissima, e che un attimo dopo, negli assoli in odore di virtuosismo old school, mi faceva pensare al Santana più d’annata, e poi modulava il suono nelle declinazioni più grasse della distorsione, il tutto mentre un’invasata cantava il suo flusso di coscienza strappandosi le corde vocali, un po’ riot, un po’ folk, un po’ voodoo.

Ecco, lì mi sono fermata un attimo, e mi sono detta che forse forse non è vero che oramai hanno senso solo i sintetizzatori e le drum machine e tutte quelle macchine effettistiche infernali che rendono gli strumenti altro da sé; forse è ancora bello sentire una chitarra che fa qualcosa di tamarro in modo non tamarro; forse è ancora piacevole lasciarsi andare a suggestioni percussive che mai e poi mai avresti pensato in grado di ipnotizzarti, e sorprendersi a urlare appresso a una che si straccia la voce come se non ci fosse un domani.

In definitiva, forse è ancora possibile che la musica ti porti lontano da dove credevi di essere: i Goat hanno sciolto i ghiacci della loro Svezia per portarmi dritta in steppe aride, deserti e foreste;  altrove da dove avrei mai creduto di arrivare, altrove da dove ero partita. I Goat mi hanno fatto stupire: di loro, ma anche di me stessa.

Destabilizzanti e coinvolgenti: esattamente quello che ti serve quando hai bisogno di ricrederti, giusto un pò, su quello che credevi di sapere, e che per fortuna non era ancora tutto.

Consigliatissimi!

Autore dell'articolo: Valentina Zona

"Ciascuno è tanto più autentico, quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stesso". Ovviamente non è mia.

2 thoughts on “Goat – World Music

    OrangeSunshine

    (8 gennaio 2014 - 19:07)

    Uno dei pochi dischi recenti che mi hanno fatto urlare “CAZZO!”…Disco della madonna. Non c’è nulla di nuovo alla fine in queste tracce, ma l’attitudine è fottutamente eccitante, i brani bellissimi, un orgia di tribalismi e pozioni magiche…bellissimo davvero! Uno dei progetti più interessanti degli ultimi tempi. Se poi c’è chi preferisce ascoltare gli Strokes, faccia pure…

    Giusy

    (1 agosto 2013 - 09:35)

    sono curiosa di scoprire anche altri brani:in questo c’è molto Hendrix!

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