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Crystal Stilts – Nature Noir

Crystal Stilts - Nature Noir“Nature Noir” è un disco minore, che ingiustamente e arbitrariamente innalzerò a “classico” contemporaneo dell’indie rock. Questo lavoro ha effettivamente diviso il pubblico e critica. Secondo me, in pochi lo hanno davvero ascoltato, e chi vi ha dedicato qualche minito lo ha fatto con pregiudizio. Almeno questa è la mia idea che giustifica l’opera. A conti fatti, l’album del 2013 firmato dai Crystal Stilts piace agli amanti del rock più rilassato ed evocativo, dispiace a chi del gruppo aveva apprezzato la forza e lo stile post-punk degli esordi o quindi la dinamicità elettrica da hipster malinconici. In passato il quartetto di New York, giudato dal cantante Brad Hargett, ha saputo coniugare molto bene il rock fragoroso degli Stooges con il blues decadente dei The Doors, la nuova psichedelia vicina allo shoegaze con il pop-rock oscuro e sfibrato dei Velvet Underground. Con “Nature Noir” la bussola conduce verso acque più calme e, in profondità, più torbide, dove il pop prende il sopravvento sulla parte più rumosa. Il terzo lavoro lungo dei Crystal Stilts è dunque un disco di poesia rock, con violini, chitarre acustiche, organi retrò e impieghi vocali catatonici, drogati, pieni di angoscia e alienazione.

Quello che rende il disco “storico” è la qualità del songwriting, la preparazione stilistica, la cura estetica e la capacità di giungere a un effetto globale specifico. Dietro la coltre di stanchi feedback, l’uso di abusati effetti produttivi, che richiamano tanto gli anni Sessanta, stanno le canzoni, tutte supportate da intuizioni strutturali e melodiche, nonostante la voce di Hargett faccia di tutto per mortificarne il potenziale, con un tono, perennemente sottotono, quindi monotono e troppo carico di nichilismo alcolico vicino all’ottusità. Qui si sente la eco di Jim Morrison e la presenza di Nick Cave.

Tra gli episodi più eccitanti segnalo “Sticks and Stones”, con la chitarra divertente e la linea vocale che porta lontano, su sentieri psichedelici che piacerebbero a mio padre. Tra i brani più duri mi intriga “Future Folklore”, con il bellissimo giro chitarra. Fotografia di una vecchia maniera di fare musica attuale perché prodotta bene e con consapevolezza contemporanea. Ci vuole coraggio per suonare questo rock senza apparire banali e scontati. E in questo i Crystal Stilts lo fanno benissimo, anche se nessuno lo sa.

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