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Black Widow – Sacrifice

Black Widow - SacrificeUno strano esemplare di rock progressivo, che non giunge ai traguardi spesso indulgenti o di cattivo gusto di inizio anni ’70. E un’estetica consacrata al demoniaco ma, come si dice, più per scena che altro. I Black Widow rappresentano un tipo di malvagità, per certi versi autentica, figlia del proletariato urbano dell’incazzata provincia inglese, stanca della positività del beat e delle good vibrations della generazione hippie ma immune da ideali politici o proclami assurdamente seriosi o intellettualoidi.

La band nasce a Leicester nel 1966 con il nome meno spaventevole di Pesky Gee!. Il combo è formato dal cantante Kay Garrett, il chitarrista, armonicista (e poi cantante) Kip Trevor, il chitarrista solista Dredge Chris, il bassista Bob Bond, il batterista Clive Box, il tastierista Jess Taylor e il sassofonista Clive Jones. Con questo nome e questa formazione pubblicano un disco nel 1969, poi cacciano via Garrett e Drage e ripartono come Black Widow, la vedova nera. Come nuovo chitarrista entra il potente Jim Garronn e Trevor diventa prima voce. Nel 1970 pubblicano per la Castle Music “Sacrifice”, il loro primo album e capolavoro.

La band fece scalpore durante i live promozionali, inscenando un (fintissimo) sacrifico di una vergine sul palco. A questo punto, intuita la fecondità della trovata, i Black Widow esasperarono la situazione dando vita a spettacoli dal vivo sempre più grotteschi e dichiarandosi amici e seguaci di Alex Sanders, il Re delle streghe, un megalomane, sedicente guaritore e messia, legato al culto Wicca e all’occultismo all’acqua di rose.

Nonostante gli aspetti più scenici o esteriori della loro proposta estetica, l’album presenta un fulgore particolare, oscuro, creato attraverso la commistione di linguaggi derivati dal folk, dall’hard-rock e dal progressive. Fu, infatti, un discreto successo discografico in Inghilterra e a tutt’oggi risulta un lavoro meritevole e originale. Spesso la band viene associata ai Black Sabbath, giacché i due gruppi inglesi furono tra i primi a dedicare interesse e fascinazioni a tematiche apertamente sataniche od occulte, ma lo scarto tra le due entità è notevole. Se i Black Sabbath partono dalla lezione dei Cream e la distorcono e poi la ispessiscono attraverso la fondamentale intuizione doom, i Black Widow sembrano più vicini alla tradizione folk e associabili a un background jazz o ingenuamente orchestrale, così come capitava a molte band di aria progressive. Il disco è però immune dal tipo di suono artificioso e pretestuoso sviluppato della scena prog: i Black Widow vorrebbero suonare difficili e articolati, ma fortunatamente non ci riescono, offrendoci un lavoro splendidamente naif, dominato da atmosfere cupe e sepolcrali. Gli incastri tra chitarra acustica, voce e organo suonano ispirati e gli interventi di sax aggiungono dissonanza o colore lì dove occorre. “In Acient Days” nasce come una ballata organistica di dilatazione psichedelica, procede come un folk-rock cadenzato e si chiude con un’interessante coda free-form. L’effetto straniante è procurato dai guizzi di sax, dall’incedere liscio o ricco di increspature: un uso che caratterizza il sound della band, distinguendola da tutto il resto prodotto all’epoca. “Come To The Sabbat” gioca con atmosfere medievali, flauti e aperture melodiche, dove il cantante mette in mostra la potenza e la varietà dei suoi registri vocali, caldi, monotoni o ariosi secondo la volontà estetica. In “Conjuration” c’è un grande lavoro di chitarra e organo su un’atmosfera favolistica che ricorda il tenore poetico del primo album dei Queen e qualcosa degli Who di “Tommy”. Il risultato finale è un album dal sapore dark e zeppo di riferimenti occulti, tradotti musicalmente attraverso climax sinfonici e sviluppi informali (come la lunga e psichedelica title track).

come to the sabbatNel 1971, la band ha già abbandonato il suo immaginario satanico, convinta di poter raggiungere un pubblico più ampio. Naturalmente non fu così, perché modificando testi e ispirazioni, la musica perse verve e carattere. La storia si dimenticò presto del gruppo, finché la rivoluzione metal non riconobbe in “Sacrifice” un termine fondamentale d’ispirazione. Lo Shock Rock di Marylin Manson e di alcune band di black metal deve molto alle intuizioni dei Black Widow, così come un certo tipo di recupero Folk apocalittico di fine anni ’90 ammette di aver ascoltato e studiato questo album con meraviglia e rispetto. Nel 2007 la Mystic Records ha pubblicato il concerto inedito “Demons Of The Night Gather To See Black Widow” su dvd. Nel video è possibile riscoprire il famigerato spettacolo del 1970 della band, quello con il sacrificio della vergine. Soprattutto in Italia il gruppo ha inoltre conosciuto negli anni un culto sotterraneo, tanto che esiste un’etichetta con il loro nome e negli ultimi anni Clives e Griffith hanno ricominciato a suonare con il tastierista Paolo Negri. Il dispiegarsi dell’oscurità sviluppato dai Black Widow non deve però concludersi come episodio preparatorio alla nascita del fenomeno heavy metal. C’è molto di più in “Sacrifice”, al di là dell’esoterismo e dei richiami a Satana.

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