Cosa chiediamo a una critica musicale? Un giudizio, un'interpretazione che sia presentazione, ma sopratutto valutazione di un prodotto artistico. Non avrebbe senso una critica incapace di esprimere un parere (positivo o negativo) e chi suona si espone volontariamentente alle valutazioni altrui. Un pubblico di soli plausi non sarebbe un pubblico, ma gente messa lì e che se ne frega, che applaude con la stessa meccanicità e con la stessa soddisfazione delle scimmie allo zoo. Ma pure le scimmie certe volte, in segno di disapprovazione, iniziano a lanciare i propri escrementi. La differenza tra l'uomo e la scimmia sta nel grado di consapevolezza di certe azioni. Il musicista (o sedicente tale) è consapevole di poter ricevere applausi o merda. E si deve stare. Il critico (o sedicente tale) applaude o lancia merda, consapevole che non tutti accetteranno il suo punto di vista. E si deve stare. Quando i musicisti si sentono in dovere di criticare la critica siamo, però, di fronte a una palese contraddizione, per quanto simpatica e innocente. Ma passiamo oltre. Cosa chiediamo a una giovane band? Emozioni, pathos, espressività e coinvolgimento. L'originalità, la competenza, la tecnica, la personalità e l'attitudine sono caratteristiche accessorie e accidentali che possono esserci o non esserci, come un surplus rigurdante la particolarità o l'eccellenza.






